Tra il 2019 e il 2025 in provincia di Mantova sono scomparsi 750 negozi, con un calo del 18,6% e oltre 1.100 posti di lavoro persi tra gli autonomi. Nel capoluogo la situazione è ancora più critica: -22,5% delle attività. Confesercenti chiede interventi concreti.
Negozi di vicinato in crisi
Le serrande che si abbassano diventano sempre più numerose e con loro si impoverisce anche il tessuto economico e sociale dei centri abitati. È il quadro che emerge dall’analisi realizzata dall’Ufficio Confesercenti sul commercio di vicinato in provincia di Mantova: tra il 2019 e il 2025 sono scomparse 750 attività commerciali, con una riduzione complessiva del 18,6%. Nel solo capoluogo la flessione è ancora più marcata, con 155 negozi in meno, pari a un calo del 22,5%.
La crisi non riguarda soltanto il numero delle vetrine presenti nei centri storici e nei quartieri. Secondo i dati diffusi da Confesercenti, la contrazione del commercio di prossimità si traduce anche in una significativa perdita di occupazione e di ricchezza per il territorio.
La spesa nei negozi resta sul territorio
Uno degli aspetti evidenziati dall’associazione riguarda l’impatto economico degli acquisti effettuati nelle attività locali. Per ogni 100 euro spesi in un negozio di vicinato, circa 70 euro rimangono infatti sul territorio, contribuendo a sostenere stipendi, affitti, fornitori locali e, attraverso la fiscalità, anche i servizi pubblici.
Un meccanismo che cambia quando la spesa viene trasferita verso i grandi marketplace internazionali. In questo caso, sostiene Confesercenti, una quota consistente della ricchezza generata dagli acquisti finisce fuori dal territorio, riducendo le ricadute economiche sulla comunità locale.
“I negozi di vicinato non sono semplicemente attività economiche, ma costituiscono il vero presidio sociale della nostra comunità: tengono vive le strade, garantiscono sicurezza e illuminazione passiva, mantengono i quartieri accoglienti e sostengono le casse comunali attraverso le tasse comunali. L’online è una risorsa se si integra con la rete dei negozi fisici, ma quando gli acquisti si spostano in blocco sui marketplace globali, la ricchezza lascia la nostra provincia. Dare numeri certi a questa crisi serve a pretendere interventi e sostegni pubblici mirati”.
È la posizione espressa da Davide Guerra, presidente di Confesercenti Mantova.
In provincia persi 750 negozi
I numeri fotografano una situazione particolarmente difficile. In provincia di Mantova le attività del commercio al dettaglio sono passate dalle 4.031 del 2019 alle 3.281 del 2025. In sei anni sono quindi venuti meno 750 esercizi, con una diminuzione del 18,6%.
La contrazione ha avuto conseguenze anche sul mercato del lavoro. Gli addetti complessivi sono diminuiti di 1.186 unità, pari all’11,4% in meno. Particolarmente significativo il calo degli autonomi, che hanno registrato una riduzione del 24,4%, corrispondente a 1.144 persone in meno.
Per Confesercenti, il dato rappresenta anche il progressivo indebolimento della micro-imprenditoria familiare, tradizionalmente legata ai negozi di quartiere e ai piccoli esercizi commerciali.
I dati di Mantova città
La situazione appare ancora più critica nel capoluogo. Nel 2019 erano 688 le attività commerciali al dettaglio presenti in città; sei anni dopo il numero è sceso a 533. Sono dunque 155 le attività scomparse, con una flessione del 22,5%.
La riduzione delle attività commerciali ha comportato una perdita stimata in 23,25 milioni di euro di ricchezza e la scomparsa di 405 posti di lavoro, pari al 22% in meno rispetto al 2019.
Anche in questo caso a pagare il prezzo più alto sono gli autonomi, diminuiti del 28,7%, mentre i dipendenti sono calati del 17,9%.
Il confronto con Cremona e Pavia
Il quadro mantovano risulta ancora più evidente se confrontato con quello di altre province lombarde con caratteristiche demografiche ed economiche simili.
Nei capoluoghi, Mantova registra una perdita del 22,5% dei negozi, contro il 15% di Cremona e il 13,3% di Pavia. Considerando invece l’intera provincia, il calo mantovano si attesta al 18,6%, mentre Cremona registra una diminuzione del 13,9% e Pavia del 10,3%.
Differenze significative emergono anche sul fronte occupazionale. Nei capoluoghi di Cremona e Pavia il numero dei lavoratori dipendenti è cresciuto, rispettivamente del 5% e del 3,6%, contribuendo a compensare almeno in parte la diminuzione degli autonomi. A Mantova, invece, la riduzione ha interessato entrambe le categorie.
Raccolta firme per legge di iniziativa popolare
Di fronte a questa situazione, Confesercenti ha promosso una legge di iniziativa popolare dedicata alla rigenerazione urbana e alla tutela del commercio di prossimità. La campagna nazionale ha già superato quota 40mila firme, avvicinandosi all’obiettivo delle 50mila sottoscrizioni.
Anche Mantova sarà protagonista dell’iniziativa. Mercoledì 9 settembre 2026, alle 19, al Ristorante La Masseria, nel centro storico, Confesercenti riunirà rappresentanti della politica locale, consiglieri regionali, capigruppo comunali, commercianti e associati. L’appuntamento non sarà soltanto un’occasione per sostenere la raccolta firme, ma punta ad aprire un confronto sulle possibili strategie per contrastare la desertificazione commerciale e sostenere il tessuto economico dei quartieri e dei centri storici.
L’obiettivo dichiarato da Confesercenti è costruire un confronto stabile tra istituzioni e imprese, partendo dai numeri della crisi e arrivando a interventi concreti.
“La chiusura dei negozi non è solo un dato contabile, ma una ferita che rende la città meno viva, meno sicura e più povera di servizi. L’incontro del 9 settembre alla Masseria vuole trasformare la preoccupazione in azione concreta: chiediamo una grande alleanza tra la politica locale e il mondo delle imprese per difendere il valore prodotto dalle nostre comunità”.
Così Davide Guerra, presidente di Confesercenti Mantova, sintetizza la posizione dell’associazione.