ECONOMIA

Mantova perde 206 bar in sei anni: saracinesche giù e centri storici sempre più vuoti

I dati drammatici di Confesercenti: nel capoluogo scomparso il 22% delle attività. In provincia persi quasi 62 milioni di euro di ricchezza. Guerra: "Addio a un presidio sociale"

Mantova perde 206 bar in sei anni: saracinesche giù e centri storici sempre più vuoti

Tra il 2019 e il 2025 la provincia di Mantova ha perso 206 bar (-18,9%), con un calo del 22,2% nel solo capoluogo. La contrazione costa oltre 60 milioni al territorio e minaccia la socialità locale, spingendo Confesercenti a lanciare una proposta di legge.

Mantova perde 206 bar in sei anni

Il rito del caffè al banco si fa sempre più raro nei centri urbani e nei borghi del Mantovano, trasformando l’ipotesi della desertificazione commerciale in un’amara realtà quotidiana. Tra il 2019 e il 2025 la provincia di Mantova ha visto scomparire ben 206 bar, registrando una contrazione netta del 18,9% (da 1.088 a 882 attività). Un crollo che supera sia la media regionale della Lombardia (-17.5%) sia quella nazionale (-14.2%), posizionando il territorio virgiliano al terzo posto per calo a livello regionale, subito dopo Sondrio e Lecco.

Capoluogo in picchiata: persa un’attività su cinque

A pagare il prezzo più alto è il comune di Mantova. Nel capoluogo le insegne sono passate da 252 a 196: un taglio del 22,2% che significa, nei fatti, la scomparsa di oltre un bar su cinque in soli sei anni. La contrazione non esprime unicamente la stesura di un bilancio contabile negative, ma tratteggia una progressiva riduzione della rete degli esercizi di prossimità che attraversa indistintamente sia il cuore della città sia le piccole comunità locali.

Danno economico da oltre 60 milioni

Oltre all’impatto visivo delle vetrine spente, la chiusura dei pubblici esercizi porta con sé pesantezze economiche tangibili. Le stime elaborate dall’Ufficio Economico di Confesercenti indicano una perdita di ricchezza territoriale pari a 16,8 milioni di euro nel solo comune di Mantova, cifra che sfonda il tetto dei 61,8 milioni di euro considerando l’intera provincia. L’impatto calcola le ripercussioni dirette e indirette sulla contrazione dei consumi, sulle filiere locali di fornitura, sul gettito fiscale e sui livelli occupazionali del territorio.

Sos socialità: “Non perdiamo solo aziende, ma punti di riferimento”

A lanciare l’allarme non è solo la rappresentanza di categoria, ma l’intera comunità locale per bocca di Davide Guerra, Presidente di Confesercenti Mantova:

“Il dato che emerge dall’indagine deve farci riflettere non soltanto come rappresentanti delle imprese, ma come comunità. Un bar non è soltanto un’attività economica. In molti paesi rappresenta uno dei pochi luoghi rimasti dove le persone si incontrano, dove si mantengono relazioni e dove si crea quella presenza quotidiana che contribuisce a tenere vivo un centro abitato”.

“Quando chiude un’attività di prossimità, quindi, non perdiamo soltanto un’impresa. Perdiamo un servizio, un punto di riferimento e un pezzo di socialità. Nei piccoli comuni questo fenomeno può avere conseguenze ancora più rilevanti, perché la chiusura dell’ultimo bar o dell’ultimo esercizio può contribuire a rendere un paese meno attrattivo e meno vissuto. È questo il tema della desertificazione commerciale: non riguarda soltanto chi gestisce un’attività, ma la qualità della vita dei territori”.

Margini ridotti: la tenaglia dei costi sui gestori

Le ragioni della crisi risiedono nell’esplosione dei costi di gestione e nelle mutate abitudini dei consumatori. Come analizza Stefano Solci, Referente territoriale Pubblici Esercizi di Confesercenti Mantova:

“Gestire oggi un bar significa fare i conti con una situazione molto diversa rispetto al passato. Da una parte le famiglie hanno visto ridursi il proprio potere d’acquisto e, di conseguenza, anche la possibilità di spendere. Dall’altra, negli ultimi anni sono aumentati i costi dell’energia, delle materie prime, degli affitti, del personale e della gestione dell’attività. Per un’impresa che lavora spesso con uno scontrino medio contenuto, questo significa avere sempre meno spazio per assorbire gli aumenti senza trasferirli sui prezzi o ridurre i propri margini”.

“Quello che in passato le imprese riuscivano in qualche modo ad assorbire oggi non è più sostenibile. Non è quindi soltanto una questione di costi elevati, ma dell’equilibrio complessivo dell’attività: se il cliente ha meno disponibilità economica e l’impresa deve sostenere costi maggiori, diventa sempre più difficile mantenere aperto un esercizio e, soprattutto, trovare qualcuno disposto a investire per rilevarlo. A questo si aggiungono i cambiamenti nelle abitudini di consumo, gli effetti dello smart working sui centri urbani e le difficoltà nel reperire personale”.

Proposte e incentivi

La ricetta per invertire la rotta non punta esclusivamente sui sussidi a fondo perduto, ma su interventi strutturali volti a incentivare la modernizzazione e il ricambio generazionale. Solci precisa:

“Per questo non pensiamo che la risposta possa essere soltanto quella degli aiuti a compensazione delle difficoltà. Servono condizioni che permettano alle imprese di investire, innovare, migliorare i propri locali e i propri servizi e affrontare il ricambio generazionale. Incentivare gli investimenti significa rafforzare la capacità delle attività di rimanere competitive e, soprattutto, aumentare le possibilità che un’impresa possa continuare a vivere anche quando cambia il suo titolare”.

Per dare concretezza al percorso, l’associazione di categoria si fa promotrice di un’iniziativa legislativa di sostegno al settore. Guerra e Solci concludono con un appello corale:

“I numeri che presentiamo oggi spiegano perché sia necessario intervenire sul tema della desertificazione commerciale prima che il fenomeno diventi ancora più difficile da invertire. La nostra proposta parte da una considerazione semplice: mantenere un’attività aperta significa mantenere un servizio, una relazione e una presenza sul territorio. Per questo invitiamo cittadini e istituzioni a conoscere la proposta di legge e a sostenerne la raccolta firme”.