Nei primi nove mesi del 2026 la Cassa integrazione in provincia di Mantova è diminuita del 71%, con un calo sia delle ore ordinarie sia di quelle straordinarie. La Uil invita comunque a mantenere alta l’attenzione sulle crisi aziendali e chiede interventi per tutelare occupazione e patrimonio manifatturiero locale.
Cassa integrazione
La cassa integrazione diminuisce sensibilmente nel Mantovano, con una flessione del 71% nei primi nove mesi del 2026. Un dato in controtendenza rispetto alle preoccupazioni che emergono dal quadro regionale, dove, nonostante il calo complessivo delle ore autorizzate, aumenta il ricorso alla Cassa integrazione straordinaria, segnale delle difficoltà strutturali che interessano diverse realtà produttive lombarde.
È quanto emerge dal rapporto diffuso dalla Uil Lombardia, che ha analizzato l’andamento degli ammortizzatori sociali tra gennaio e settembre 2026. Per il territorio mantovano il bilancio è complessivamente positivo, con una riduzione sia della CIG ordinaria sia di quella straordinaria.
Il quadro in Lombardia
Nei primi nove mesi del 2026 in Lombardia sono state autorizzate complessivamente 63,6 milioni di ore di Cassa integrazione, contro i 72,2 milioni registrati nello stesso periodo del 2025. La diminuzione è quindi pari all’11,9%, un risultato meno marcato rispetto alla media nazionale, che si attesta al -21,9%.
Dietro la flessione complessiva, tuttavia, si nasconde un cambiamento nella tipologia degli interventi. Se la Cassa integrazione ordinaria è diminuita del 23,3%, quella straordinaria ha registrato un aumento del 16,8%, raggiungendo quota 24,1 milioni di ore.
La CIG straordinaria rappresenta oggi il 37,9% del totale delle ore autorizzate in Lombardia, mentre un anno fa la sua incidenza era del 28,6%. Un andamento che, secondo il sindacato, evidenzia la presenza di ristrutturazioni, riorganizzazioni e crisi aziendali complesse.
Mantova in controtendenza
La situazione della provincia di Mantova presenta un andamento decisamente diverso rispetto ad altri territori lombardi. Nei primi nove mesi dell’anno le ore di Cassa integrazione autorizzate sono diminuite del 71%, con una contrazione che riguarda sia la componente ordinaria sia quella straordinaria.
Un risultato significativo, che non cancella però le preoccupazioni per il futuro del sistema produttivo locale. La riduzione degli ammortizzatori sociali, infatti, non è da sola sufficiente a escludere difficoltà aziendali o possibili situazioni di crisi nel tessuto industriale mantovano.
La Uil: “Servono tutele per lavoratori e famiglie”
A sottolinearlo è Massimiliano Turano, coordinatore territoriale della Uil, che invita a non abbassare la guardia e chiede un monitoraggio costante delle dinamiche produttive della provincia.
“Anche a Mantova, nonostante i dati in totale decrescita, la situazione richiede la massima attenzione e un monitoraggio costante delle dinamiche produttive locali. L’aumento della cassa integrazione straordinaria e le difficoltà del tessuto industriale evidenziano una fase di transizione molto delicata per il nostro territorio. Non possiamo permettere che le crisi aziendali si scarichino sui lavoratori e sulle loro famiglie, compromettendo il futuro occupazionale. È necessario attivare subito tavoli di confronto e percorsi mirati di salvaguardia e rilancio produttivo. Chiediamo risposte concrete e tutele reali per difendere il patrimonio manifatturiero mantovano. Nessun lavoratore deve essere lasciato solo di fronte a questa complessa trasformazione economica”.
Le preoccupazioni per il sistema industriale lombardo
Il quadro regionale continua a presentare elementi di criticità. Tra le province maggiormente interessate dall’aumento della Cassa integrazione figurano Varese, con un incremento complessivo del 52,1% e un’impennata della componente straordinaria del 351,6%, Lecco (+6,6%) e Milano, che a settembre registra un aumento del 10,5%.
A concentrare il maggior numero di autorizzazioni è il settore industriale, che rappresenta il 93% del totale regionale. Particolarmente significativa la situazione della meccanica, con 16,1 milioni di ore di CIG straordinaria, pari al 66,9% del totale lombardo.
Per la Uil, la diminuzione complessiva delle ore non deve quindi far perdere di vista le trasformazioni in corso e le difficoltà che interessano alcuni comparti. L’obiettivo indicato dal sindacato è quello di accompagnare le aziende nelle fasi di riorganizzazione, garantendo contemporaneamente la salvaguardia dei livelli occupazionali.
Salvatore Monteduro, segretario confederale Uil Lombardia, sottolinea:
“La diminuzione delle ore autorizzate è un segnale positivo, ma non possiamo limitarci a guardare la media regionale. L’aumento della Cassa Integrazione straordinaria e la sua forte concentrazione in alcuni territori e comparti impongono un monitoraggio costante delle crisi e dei loro esiti. Chiediamo piani industriali verificabili, tutela assoluta dei posti di lavoro e percorsi strutturati di formazione e riqualificazione già durante la sospensione. La CIG deve tornare ad essere uno strumento per superare le difficoltà, e non soltanto un modo per rinviare i problemi”.
Sulla stessa linea Antonio Albrizio, segretario generale Uil Lombardia, che chiede un patto territoriale per il lavoro e una politica industriale attiva, affinché i costi della trasformazione produttiva non ricadano esclusivamente su lavoratrici e lavoratori.
“I dati di questo rapporto confermano che siamo di fronte a una transizione industriale complessa e carica di rischi sociali. L’esplosione della cassa straordinaria, in particolare nella filiera metalmeccanica e in province chiave come Varese e Milano, dimostra che le crisi strutturali non sono superate. Non possiamo permettere che a pagare il prezzo di questa trasformazione siano le lavoratrici e i lavoratori. È urgente un patto territoriale per il lavoro che metta al centro la politica industriale attiva garantendo che nessuno venga lasciato solo”.