Spina bifida curata nell’utero, al San Raffaele la prima in Europa

Operata con successo al San Raffaele una donna incinta al cui bambino era stata diagnosticata la spina bifida. Prima operazione di questo tipo in Europa.

Spina bifida curata nell’utero, al San Raffaele la prima in Europa
18 Ottobre 2018 ore 17:09

Eseguita con successo al San Raffaele di Milano la prima operazione di correzione della spina bifida durante la gravidanza.

Spina bifida, il futuro al San Raffaele

Una diagnosi che non lascia scampo, due parole che segnano per sempre il futuro di un bambino. Ora non più, perchè nei giorni scorsi l’equipe del San Raffaele di Milano ha, per la prima volta in Europa, corretto una spina bifida in un feto di 22 settimane. La diagnosi era arrivata alla 19esima settimana. Il destino del bambino già segnato, una partita che si è “giocata” nello spazio microscopico che avrebbe impedito alle sue vertebre di chiudersi. Ed è stato lì, all’interno dell’utero, che sono scesi in campo i bisturi e l’esperienza di due team di specialisti del San Raffaele di Milano. Le due squadre di chirurghi sono riuscite a portare a termine e con successo un intervento di correzione completa neurochirurgica della spina bifida. Con una tecnica che, spiegano dall’ospedale, non è “mai stata utilizzata prima in Europa”.

Che cos’è la spina bifida

La spina bifida è un difetto congenito, per alcune anomalie di sviluppo, che in genere occorrono nelle prime 8-10 settimane di gestazione, come fattori genetici o carenza di acido folico. In sostanza, la parte posteriore del canale neurale da cui si sviluppano il midollo spinale, le meningi spinali e le vertebre non riesce a chiudersi. Il difetto può essere di pochi centimetri o interessare una vasta porzione della colonna vertebrale. Questa patologia comporta disabilità motorie e funzionali come la perdita della mobilità degli arti inferiori, la difficoltà nel controllo degli sfinteri e altre complicazioni neurologiche. Stando alla letteratura scientifica, i bambini con spina bifida operati in utero “hanno meno conseguenze neurologiche dopo la nascita e maggiori possibilità di recupero rispetto a quelli operati da neonati”, ha spiegato il primario di Neurochirurgia Massimo Montini.

Un approccio innovativo

Come hanno agito i medici contro la spina bifida? Un nuovo approccio, che ha permesso “la riparazione definitiva del difetto dorsale congenito fetale. Con un impatto minimo a livello uterino e quindi rischi ridotti per la mamma e la prosecuzione della gravidanza”. La mamma sta bene ed è stata dimessa dopo 5 giorni dall’intervento. L’operazione, che ha visto impegnate le equipe di ginecologi e neurochirurghi dell’Irccs del Gruppo ospedaliero San Donato, coordinate dal primario di Ginecologia e Ostetricia Massimo Candiani e dal primario di Neurochirurgia Massimo Mortini, è durata circa due ore con una tecnica a ridotta invasività. Ciò significa che è stata minimizzata la possibilità di traumi all’utero e l’esposizione del feto, rimasto “costantemente protetto dal calore della mamma”. Ora la donna sarà costantemente seguita nelle prossime settimane fino al parto, previsto intorno alla 38esima settimana.

L’operazione

Com’è stato possibile? Gli specialisti sono entrati nel sacco amniotico attraverso un’unica e piccola incisione dell’utero. A quel punto hanno esposto il dorso fetale malformato ed eseguito la correzione della spina bifida, con avanzati strumenti di micro neurochirurgia. “Questo eccezionale intervento è un traguardo importante nel campo della terapia fetale. Permette migliori opportunità di cura rispetto ai risultati che oggi si possono ottenere con le terapie effettuate in epoca neonatale – sottolinea Candiani – Questa scelta terapeutica, non sperimentale e supportata da solide basi scientifiche, è un’opzione importante per le donne gravide a cui è stata diagnosticata tale malformazione fetale”.

“Sanità lombarda d’eccellenza”

Ancora una volta, in un ospedale lombardo si è aperta una finestra sul futuro. “Leggendo questa notizia provo felicità per questo bimbo che deve ancora nascere e per la sua famiglia, per il loro futuro. – ha commentato il deputato e segretario della Lega Lombarda Paolo Grimoldi –  E un grande orgoglio, da lombardo, per l’eccellenza della sanità ospedaliera in Lombardia, nel caso specifico per l’eccellenza dell’Ospedale San Raffaele. Questa è l’eccellenza lombarda, anche nella ricerca medica e chirurgica. Un’eccellenza che vogliamo ulteriormente migliorare in questa legislatura regionale, con il governatore Attilio Fontana e la sua giunta, anche attraverso le maggiori forme di autonomia che a breve verranno attribuite alla Regione Lombardia, con conseguente aumento delle relative risorse per il nostro sistema sanitario regionale”.

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