Si è aperto a Brescia il processo d’appello per l’omicidio di Yana Malaiko, con la Procura che rinnova la richiesta di ergastolo per l’ex fidanzato Dumitru Stratan sostenendo la tesi della premeditazione. Il padre della vittima ha presenziato in aula chiedendo giustizia per la figlia.
Omicidio Yana Malaiko: la Procura chiede l’ergastolo
Non è solo un fascicolo giudiziario che torna a riaprirsi nelle aule di Brescia. È il dolore di una famiglia e di una comunità che, a distanza di tre anni, chiede ancora una giustizia senza sconti. Si è aperto mercoledì 25 marzo 2026, davanti alla Corte d’Assise d’Appello, il secondo grado di giudizio per l’omicidio di Yana Malaiko, la 23enne uccisa nel gennaio 2023 a Castiglione delle Stiviere. Al centro del dibattimento, la richiesta irremovibile della Procura generale: il carcere a vita per l’ex fidanzato, il 36enne
L’accusa: “Nessun rimorso”
Il Procuratore generale e la Pm Lucia Lombardo hanno tracciato un quadro netto della personalità dell’imputato e della dinamica del delitto. Secondo l’accusa, quello di Yana non fu un tragico impeto, ma un omicidio premeditato. La ricostruzione ha riportato l’aula ai terribili momenti dell’asfissia meccanica violenta e al successivo occultamento del cadavere, ritrovato solo dopo giorni di ricerche sotto una catasta di legna nelle campagne tra Castiglione e Lonato del Garda.

Un punto cardine della requisitoria è stata l’assenza di segni di ravvedimento: la Procura ha sottolineato come Stratan non abbia mai mostrato un reale rimorso per aver spezzato la vita della giovane e averne poi rinchiuso il corpo in un trolley.
La strategia della difesa
Di segno opposto la linea dei legali di Stratan, che puntano a scardinare l’aggravante della premeditazione. La difesa ha insistito sulla conferma della riduzione della pena (escludendo l’ergastolo), cercando di far prevalere una lettura dell’evento meno pianificata. Una tesi che si scontra però con i rilievi tecnici dell’autopsia e con le modalità con cui il corpo della vittima è stato spostato e nascosto subito dopo il delitto.
“Yana non è un caso”
In aula, come un’ombra silenziosa ma costante, era presente anche Oleksandr Malaiko, il padre di Yana. Le sue parole, affidate a un appello pubblico nei giorni scorsi, hanno pesato sul clima dell’udienza:
“Per noi Yana non è un caso. È una persona, una storia, una ferita ancora aperta. Continueremo a esserci. Per Yana e per tutte le persone che oggi non hanno voce”.
Per la famiglia Malaiko, il processo non è solo una ricerca di una condanna esemplare, ma un atto di testimonianza contro il fenomeno dei femminicidi, affinché il nome di Yana non venga dimenticato tra le righe delle sentenze.
L’udienza è stata aggiornata al prossimo 22 aprile, data in cui sono fissate le repliche delle parti. In quella sede, la Corte d’Assise d’Appello di Brescia sarà chiamata a decidere se confermare la massima pena richiesta dall’accusa o accogliere le istanze della difesa.