Patente sospesa per due anni

Omessa precedenza: condannata a un anno e due mesi per la morte di un 65enne

Nell'incidente l'uomo riportò lesioni gravissime che lo portarono al decesso.

Omessa precedenza: condannata a un anno e due mesi per la morte di un 65enne
Mantova, 14 Luglio 2020 ore 17:26

Omessa precedenza: una donna di 53 anni condannata a un anno e due mesi per la morte di un 65enne. Sospensione inoltre della patente di guida per due anni.

La condanna

Un anno e due mesi di reclusione, pena sospesa, e sospensione della patente di guida per due anni,  questa la condanna inflitta a L.Z., 53enne residente a Castellucchio, che nell’aprile del 2018 travolse con la sua auto Luigino Zoppi, 65enne di Mantova, causandogli lesioni gravissime che lo portarono alla morte. Lo ha stabilito il giudice per l’udienza preliminare, la dott.ssa Beatrice Bergamasco.

I familiari della vittima si sono affidati a Giesse Risarcimento Danni, gruppo specializzato nel risarcimento di incidenti stradali con sedi in tutta Italia.

L’incidente

L’incidente è avvenuto verso le undici del 18 aprile 2018, Luigino Zoppi era in sella al suo scooter Malaguti Spidermax e percorreva via Parma in direzione Mantova centro, quando giunto all’altezza del civico 26 si scontrava con la Hyundai I10 condotta dalla signora L.Z. Quest’ultima, in uscita dalla stradina privata che conduce appunto al civico 26, si immetteva in via Parma svoltando a sinistra in direzione Borgo Virgilio senza concedere la precedenza al motociclo. Il muso del motociclo impattava contro il lato anteriore destro del veicolo scaraventando l’uomo prima sul cofano dell’auto e poi violentemente a terra sul margine opposto della carreggiata.

Immediato l’intervento dei soccorsi, il motociclista veniva trasportato all’ospedale Carlo Poma di Mantova dove veniva operato d’urgenza, ma le sue condizioni rimasero critiche e la prognosi riservata. Nonostante gli sforzi dei sanitari, il 14 maggio è sopraggiunto il decesso a causa delle gravissime lesioni riportate.

“Abbiamo assistito i familiari della vittima ottenendo il giusto risarcimento del danno prima della conclusione del processo penale – commenta Riccardo Rigonat, responsabile della sede Giesse di Sirmione – ora che anche il processo penale si è concluso con una condanna giustizia è stata fatta.”

(Foto di copertina: immagine di repertorio)

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