LA RIPARTENZA DELL'ITALIA

La sfida della scuola è di tutti

Fra speranza, incertezze e preoccupazioni legate all'emergenza Covid, le reti di progetto di Welfare in Azione supportano la riapertura della scuola.

La sfida della scuola è di tutti
Mantova, 30 Ottobre 2020 ore 15:30

La sfida della scuola è di tutti: fra speranza, incertezze e preoccupazioni legate all’emergenza Covid, le reti di progetto di Welfare in Azione supportano la riapertura della scuola.

La sfida della scuola è di tutti

La riapertura delle scuole è la ripartenza dell’Italia” ha dichiarato il presidente della Repubblica Mattarella in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico a Vo’, il paesino in provincia di Padova dove si sono registrati i primi focolai.

Ecco perché la ripresa delle scuole, oggi, riguarda tutti.

In questo momento così importante alcuni progetti sostenuti dal Bando Welfare in Azione di Fondazione Cariplo stanno affrontando il cambiamento mettendo al centro il lavoro di squadra.

Non si tratta solo di tornare fra i banchi seguendo le regole ufficiali del Miur per la ripresa delle lezioni in sicurezza, la vera sfida oggi è riuscire a dare risposta alle nuove esigenze delle famiglie e degli studenti.

Così ha fatto Fare #BeneComune, un progetto che mira a rendere Pavia una città “family friendly” connettendo energie e risorse e che già durante la quarantena ha rafforzato la rete di doposcuola a distanza. Il progetto ha ripreso alcune attività per l’integrazione, come i corsi di italiano, che erano stati interrotti e aiutato i ragazzi e le famiglie ad accedere ai bonus scuola a cui avevano diritto e di cui spesso non erano a conoscenza.

In questo processo si è aperto un dialogo nuovo fra comune, scuole, terzo settore che ha permesso di attivare dei percorsi personalizzati per le famiglie. Antip Petronela, responsabile comunicazione Fare #BeneComune

Così sono nati i tavoli scuole, un coordinamento costante, per condividere informazioni sulle opportunità, i progetti e i servizi attivi in città e nel quartiere, accrescere le collaborazioni operative tra docenti, sviluppare nuovi progetti sulla base di bisogni condivisi, raccogliere fondi per acquistare strumenti e materiali, promuovere iniziative come lo scambio e il riuso di libri di testo, favorire la collaborazione tra famiglie e condividere gli interventi sui minori più fragili, per evitare sovrapposizioni. Dallo scorso giugno sono 4 gli istituti scolastici ad avere previsto un incontro mensile. “L’idea è di avere presto un referente in ogni istituto scolastico che parli con associazioni e assistenti sociali. Nel processo abbiamo coinvolto anche il Garante diritti dell’infanzia.” racconta Antip Petronela, responsabile comunicazione di Fare #BeneComune.

Anche il progetto Texére, che all’interno dell’ Ambito Visconteo Milano (ex nDistretti 6, Pieve Emanuele, e 7, Rozzano, della Città Metropolitana di Milano) ha l’obiettivo di favorire la ritessitura di legami familiari e sociali, sta facendo una ricognizione per fotografare meglio la situazione attuale e fare un’analisi puntuale dei bisogni materiali e non solo delle famiglie. Un lavoro cominciato già con la fine del lockdown.

Mentre tutto vacillava, la nostra rete è andata avanti. I nostri centri estivi sono stati dedicati all’elaborazione del lockdown, accompagnando i ragazzi al ritorno in presenza con un’attenzione in più per quelli che in casa hanno vissuto una situazione difficile. Patrizia Bergami, referente Texére

Stare in casa non è stato semplice per nessuno, per alcuni l’isolamento ha pesato maggiormente. Ecco perché non appena è stato possibile, Texére ha riaperto le Case per stare insieme, luoghi accoglienti come una casa, dove fare emergere bisogni e desideri della comunità e mettersi a disposizione degli altri.

Ci sono molte mamme sole che hanno sofferto tantissimo durante il lockdown e che adesso hanno cominciato a frequentare le Casa per fare insieme. Qui sono arrivate con un bisogno, e incontrando altre mamme, sono diventate una risorsa per le altre. Patrizia Bergami

Texére ha inoltre immaginato la figura dell’educatore a cavallo, un educatore che fa da tramite fra gli studenti, la scuola e la famiglia, aiutando l’istituzione scolastica a identificare delle fragilità. Per garantire a tutti il giusto supporto educativo e il diritto alla frequenza, e non essere impreparati in caso di una nuova chiusura.

Non smette di investire sul futuro dei giovani, seppure tra le tante incertezze, neanche Generazione Boomerang che nel mantovano punta a ridare agli under 30 opportunità e fiducia nel futuro. Il progetto ha attivato venti borse di studio di 500 euro per venti studenti per sostenere il percorso formativo e agevolare il loro passaggio dalla scuola media a quella superiore. Le borse di studio serviranno per acquistare libri, materiale scolastico, per coprire le spese degli abbonamenti necessari a raggiungere la scuola o di attrezzature anche in funzione di un eventuale potenziamento della didattica a distanza.

Abbiamo ricevuto anche quest’anno molte candidature. Le lettere di motivazione che hanno accompagnato le 38 candidature ci raccontano di giovani che, seppur consapevoli del nuovo scenario e delle incertezze che esso comporta, immaginano con entusiasmo il rientro in una scuola diversa, dove la quotidianità in presenza e le relazioni con compagni e professori acquistano un valore speciale. Morena Dalle Mule, Federica Ceriani, Elisa Zanetti, Marialuisa Cagìa della commissione tecnica per l’assegnazione delle borse di studio

Seppure siano stati interrotti alcuni progetti di alternanza previsti dal progetto, al liceo Belfiore di Mantova, la collaborazione con Generazione Boomerang ha dato vita a un percorso di co-progettazione sulla comunicazione.

L’obiettivo dell’alternanza è creare, per ora a distanza, un prodotto comunicativo originale. Tania Righi, project manager di Generazione Boomerang

Dopo la formazione fornita da Arci, Sol.co e dall’agenzia di comunicazione Paxxion, i ragazzi saranno invitati a elaborare in autonomia o in piccoli gruppi un prodotto comunicativo originale, coadiuvati dagli operatori e da due operatori volontari che faranno da tutor.

Potranno scegliere se diffondere i fondi Boomerang, promuovere il protagonismo civico o provare a reinventare la socialità giovanile al tempo del covid e adotteranno lo strumento comunicativo che riterranno più adeguato (video, foto, campagna social).

Anche Segni di futuro che nel territorio della Valle Camonica ha puntato sulla figura del coach all’interno dei percorsi di Alternanza Scuola Lavoro, vista l’attuale situazione, ha avuto la necessità di organizzare e ripensare le attività del progetto, cercando di trovare nuovi metodi e approcci per garantire le finalità del progetto.

I coach hanno concordato con i vari istituti scolastici le attività da mettere in campo dal momento che ogni scuola aveva esigenze specifiche.

Veronica Fanchini, responsabile del progetto Segni di Futuro

Sono stati realizzati via skype, con colloqui individuali, i bilanci di competenze, sono state raccolte via e-mail le valutazioni dei progetti di alternanza portati a termine, ed è stato progettato un percorso di orientamento che si sta svolgendo in modalità virtuale. Si chiama “Open Mind: una web window sul futuro. Percorso di orientamento scolastico-professionale al tempo del Coronavirus”, rivolto principalmente agli studenti delle classi quarta e quinta degli Istituti Scolastici e Centri di Formazione Professionale della Valle Camonica e fra gli obiettivi ha quello di guardare al futuro e provare a leggere i cambiamenti che stiamo vivendo.

Tra le poche certezze di questo periodo c’è la consapevolezza di un nuovo approccio al mercato del lavoro, allo studio, alle relazioni.

Fra le tante domande a cui dovremo rispondere nei prossimi mesi, ce n’è una che affronta il futuro incerto con fiducia. È quella di una giovanissima ragazza che nella lettera motivazionale, inviata a Generazione Boomerang, scrive “Caro settembre, io sono pronta, e tu?”

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