Jolanda Dugoni: la mantovana sopravvissuta al Lager delle donne compie 94 anni

E' finita in un campo di concentramento solo per aver parlato con un ebreo, si è salvata da una delle pagine più nere della storia per caso...Buon compleanno, Jolanda.

Jolanda Dugoni: la mantovana sopravvissuta al Lager delle donne compie 94 anni
Mantova, 09 Novembre 2018 ore 15:59

Jolanda Dugoni ha compiuto 94 anni: la mantovana finita nei campi di concentramento che ha fatto della memoria la sua arma più potente non può e non deve essere dimenticata.

Jolanda Dugoni compie 94 anni

Ha compiuto 94 anni due giorni fa la donna che è tornata dall’inferno dei lager nazisti, la mantovana Jolanda Dugoni. Il sindaco Palazzi si è recato a farle visita, ricordando la frase che l’anziana si è sentita dire non appena ha messo piede nel campo di concentramento di Ravensbrück, in Germania.

“Da oggi tu non sei più Jolanda Dugoni. Da oggi sei la prigioniera numero 30562. Ricordatele bene queste cifre e imparatele a memoria, in tedesco”.

Il campo di Ravensbrück

Era il campo delle donne: quello che succedeva lì dentro aveva l’efferata e inspiegabile follia criminale che sociologi, storici, psichiatri e filosofi hanno tentato di spiegare. A Ravensbrück i gerarchi nazisti rifornivano i loro bordelli e il dottor Karl Gebhardt eseguiva gli esperimenti sulla rigenerazione delle ossa, dei muscoli e dei nervi, servendosi delle prigioniere come cavie. Le “sue” cavie nel campo, ha raccontato più volte la Dugoni, le riconoscevi perché zoppicavano; erano soprattutto polacche, le soprannominavano le lapin, le conigliette. Si trascinavano in giro con le gambe martoriate da cicatrici e ferite.

La morte e la vita nel lager

4 anni vissuti nel campo di sterminio sito a 90 km da Berlino. Aveva 19 anni quando ci è finita, per un motivo assurdo. Jolanda viveva in Francia dove la sua numerosa famiglia si è trasferita perché il padre, minatore a Frejus, era riuscito a riciclarsi come muratore. A scuola Jolanda subì le prime disciminazioni a causa delle sue origini italiane. L’insegnante stessa vietava agli alunni francesi di rivolgere la parola agli italiani, che chiamavano ‘macaroni’. A 16 anni la giovane lascia la scuola e trova lavoro in un bar; un giorno vede passare moltissime persone con la valigia in mano. Si avvicina ad uno di loro e gli chiede cosa stia succedendo, lui le spiega di essere ebreo e le rivela che stanno scappando in Italia. Il giorno dopo la polizia la preleva dal bar e la porta in questura: l’accusano di aver aiutato gli ebrei a fuggire, per via della chiacchierata del giorno precedente.

Caricata sul treno merci

Così Jolanda viene carricata su un treno merci, nel vagone del bestiame, insieme ad altri prigionieri. Una volta arrivata al campo di concentramento viene schedata, spogliata, lavata, rasata a zero e accompagnata in una baracca, la numero 7. E’ una prigioniera politica. 4 anni d’inferno dove vede le peggiori bassezze di cui l’umanità si è macchiata. Lei che i suoi vent’anni li compie e li vive in un campo di sterminio, fra compagne trattate come cavie umane che si augurano di morire il prima possibile. Con la pressione dell’Armata Rossa che incombe i tedeschi cercano di eliminare il maggior numero di prigioniere con le camere a gas, i forni e le armi da fuoco. Lo scopo era lasciare il minor numero di tracce dell’orrore. Jolanda resiste. Un giorno, alla fine di aprile del 1945, i cancelli del campo si aprono e la giovane torna finalmente a casa.

Di nuovo nel campo con gli studenti

In quell’inferno Jolanda è tornata, per sua volontà, quando ha accompagnato degli studenti mantovani a visitare i luoghi dell’orrore. Ha fatto loro da guida e da testimone vivente della degenerazione. Oggi è rimasta sola, dopo aver speso una vita a testimoniare una delle pagine più buie della storia dell’umanità. Buon compleanno, Jolanda.

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