Cronaca
violenza di genere

Giornata contro la violenza sulle donne, aumentati i casi in Provincia di Mantova: 309 "codici rossi" in un anno

Rispetto al 2019-2020 per il 2020-2021 i casi sono in notevole aumento nella nostra provincia, complice il periodo di lockdown.

Giornata contro la violenza sulle donne, aumentati i casi in Provincia di Mantova: 309 "codici rossi" in un anno
Cronaca Mantova, 25 Novembre 2021 ore 12:06

Oggi, giovedì 25 novembre 2021, è la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne: il report prodotto dai centri anti violenza D.i. Re – Donne in rete contro la violenza, relativo ai dati del 2020, traccia un quadro piuttosto chiaro della situazione, che ci dice che c'è ancora tantissima strada da fare.

I Carabinieri di Mantova hanno anche diffuso i dati in loro possesso relativi alle operazioni da loro eseguite, dati che purtroppo evidenziano un notevole aumento dei casi di violenza.

I dati dei Carabinieri mantovani

Secondo i dati diffusi dai Carabinieri mantovani gli ammonimenti per stalking avvenuti dal 25 novembre 2020 al 24 novembre 2021 sono stati 35 (nello stesso periodo dell'anno prima erano 24); mentre gli ammonimenti per violenza domestica passano da 8 lo scorso anno a 13 quest'anno.

I reati per "codice rosso" che hanno visto i militari di Mantova intervenire in un anno sono stati 309 e hanno portato a 199 denunce per maltrattamenti e lesioni in famiglia, 74 denunce per atti persecutori (art. 612 bis C.P.) e 36 denunce per violenza sessuale.

Violenza sulle donne: i dati del 2020

I numeri proposti fanno riferimento esclusivamente ai 106 centri che hanno risposto al questionario. Nell’anno 2020 sono state accolte complessivamente 20.015 donne con un lieve decremento, rispetto al 2019, di 417 contatti, pari al 2%, di cui 13.390 sono donne “nuove”. Rispetto al 2019 si registra un calo di 1.041 nuovi contatti, pari al 7,2%.

Nel corso dell’epidemia di Covid 19, a cui l’Italia è stata violentemente esposta dai primi mesi del 2020, e soprattutto durante il periodo di confinamento applicato con rigore nei mesi di marzo, aprile e novembre, la coabitazione giorno e notte con il violento, l’aumento dello stress e l’oggettiva difficoltà per le donne di rivolgersi ai servizi dedicati per chiedere aiuto, hanno portato a un aumento drammatico delle violenze.

Nonostante i centri D.i.Re abbiano promosso, per sostenere e informare le donne, campagne di comunicazione sui principali social, offrendo modalità e strumenti per chiedere aiuto e sottrarsi al controllo dei maltrattanti, nei periodi di lockdown si è registrato un calo dei nuovi contatti a fronte di un aumento di donne che avevano già contattato i centri, come dimostra il monitoraggio effettuato dalla nostra associazione alla fine del 2020. Il calo registrato nei contatti totali delle donne accolte è da attribuire, pertanto, alla diminuzione dei nuovi contatti.

La violenza subita è quasi sempre violenza nelle relazioni di intimità e domestica, il maltrattante è in larga misura il partner o l’ex partner (72,3 per cento dei casi), in larghissima maggioranza di origine italiana (76,4 per cento).

In poche denunciano: supportate dai centri antiviolenza, le vittime che scelgono un percorso giudiziario rappresentano il 27%, a fronte di un 10% stimato dall’Istat. Tale percentuale non stupisce – viene fatto notare da D.i. Re – ed è  imputabile a diverse ragioni:

“La vittimizzazione secondaria nelle aule dei tribunali da una parte, e l’approccio metodologico di uscita dalla violenza adottato dai centri dall’altra, che punta all’autodeterminazione della donna e non soltanto alla denuncia”.

La maggioranza delle donne che si rivolgono ai Cav hanno un’età compresa tra i 30 e i 49 anni (54,7%). Soprattutto italiane: solo il 26% sono straniere.

Una donna su tre è a reddito zero (32,9%) e meno del 40% può contare su un reddito sicuro.

La violenza più frequente è quella psicologica, subìta dalla grande maggioranza delle donne (77,3%), seguita da quella fisica (60,3%). Almeno 1 donna su 3 (33,4%) subisce violenza economica, mentre la violenza sessuale (15,3%) e lo stalking (14,9%) sono esercitate in un numero di casi più basso. Le violenze fisiche o sessuali spesso si accompagnano a violenze psicologiche o di carattere economico. Il 56,1% delle donne accolte nei centri non hanno alcun tipo di disagio e/o dipendenza.

Nella stragrande maggioranza dei casi sono donne italiane (solo il 26% hanno una diversa provenienza).

“Siamo ancora in attesa dell’uscita del nuovo Piano nazionale antiviolenza, essendo il vecchio piano scaduto nel 2020 e dunque da quasi un anno. Un irreparabile ritardo che ha messo e mette in difficoltà tutte noi, non solo per la disponibilità e l’accesso ai fondi, ma soprattutto per l’impossibilità di programmazione e pianificazione degli interventi”, fa sapere presidente di D.i.Re Antonella Veltri. “La definizione e il ruolo dei centri antiviolenza nel sistema antiviolenza e la governance per rendere efficaci gli interventi previsti sono a nostro avviso i principali punti critici nella bozza di Piano anticipata finora dalla stampa”.

L'Osservatorio, inoltre sollecita:

"Siamo ancora in attesa dell’uscita del nuovo Piano nazionale antiviolenza, essendo il vecchio piano scaduto nel 2020 e dunque da quasi un anno".

D.i.Re lancerà oggi, 24 novembre 2021, a partire dalle 14.30 una maratona Facebook in cui i centri antiviolenza aderenti alla rete avranno modo di presentare il proprio lavoro.

“I centri antiviolenza sono spazi di attivismo civico, non di ‘volontariato’ nel senso classico del termine, anche se buona parte delle operatrici sono volontarie”, ha sottolineato Antonella Veltri, “perché il nostro impegno nasce da una precisa scelta politica femminista. Per questo saremo in piazza il 27 novembre nella grande manifestazione di Non una di meno a Roma. Per ribadire ancora una volta che il sistema antiviolenza così com’è non funziona se le donne continuano a essere uccise”.

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