A Moglia, un 30enne indiano ha accoltellato il fratello 26enne al polmone davanti ai Carabinieri, intervenuti per placare una violenta lite scaturita da presunte molestie subite dalla moglie dell’aggressore. L’assalitore è stato bloccato e arrestato con l’accusa di tentato omicidio, mentre il ferito si trova in ospedale in gravi condizioni.
Tentato omicidio a Moglia
Nemmeno la divisa dei Carabinieri è bastata a frenare un rancore familiare pronto a trasformarsi in tragedia. Una violenta discussione tra due fratelli di nazionalità indiana è culminata nel sangue sotto gli occhi impotenti ma tempestivi dei militari dell’Arma. Il dramma si è consumato all’esterno di un’abitazione nel comune di Moglia, trasformando una chiamata di soccorso per un alterco domestico in un tentato omicidio in flagranza.
La telefonata
Tutto ha inizio nel cuore della notte, quando il silenzio della centrale operativa della Compagnia Carabinieri di Gonzaga viene interrotto da una telefonata convulsa. All’altro capo del filo c’è un uomo straniero. La voce è tesa, il tono alterato: chiede l’intervento urgente delle forze dell’ordine perché è in corso un duro scontro verbale con il proprio fratello. La gravità della situazione spinge la centrale a inviare immediatamente sul posto un dispositivo di sicurezza rinforzato.
Nel giro di pochi minuti convergono su Moglia due pattuglie dell’Arma: un equipaggio del Nucleo Operativo e Radiomobile (NORM) di Gonzaga e una pattuglia della Stazione locale. Si tratta di dinamiche di controllo del territorio capillarmente pianificate e condivise in Prefettura, nell’ambito del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica presieduto dal Prefetto Roberto Bolognesi, volte a garantire un pronto intervento proprio in scenari di potenziale criticità.
L’aggressione davanti ai militari
Quando i Carabinieri giungono sul luogo segnalato, la situazione appare subito incandescente. All’esterno della casa, i due fratelli indiani stanno discutendo animatamente, urlando in lingua italiana. I militari scendono dalle vetture e si avvicinano per identificare i presenti e riportare la calma. Ma la vista delle uniformi non sortisce alcun effetto deterrente.
In una frazione di secondo, la situazione precipita. Il fratello maggiore, un 30enne, estrae improvvisamente un coltello. Prima che chiunque potesse bloccarlo, sferra un colpo secco e preciso al fianco sinistro del fratello 26enne, urlando frasi cariche di violenza e augurandogli apertamente la morte.
L’azione è talmente rapida da lasciare spazio solo all’intervento fisico immediato dei Carabinieri, che si scagliano sull’aggressore, lo disarmano e lo bloccano a terra, evitando che possa infierire sulla vittima esanime. L’arma – un coltello da cucina – è stata subito sequestrata.
Accusa di molestie alla moglie
Con l’aggressore in manette e il ferito in corsa d’urgenza in ambulanza verso l’ospedale di Mantova, sul posto sono confluiti gli investigatori del Nucleo Operativo per avviare i rilievi e raccogliere le testimonianze. La ricostruzione dei fatti effettuata dai Carabinieri ha permesso di fare luce sul presunto movente.
Alla base del dissidio, secondo quanto emerso dalle prime deposizioni dei testimoni e dei familiari, ci sarebbe una pesante accusa mossa dal 30enne (sposato con una connazionale) nei confronti del fratello minore. Il 30enne avrebbe infatti accusato il 26enne di aver palpeggiato la moglie. Un sospetto intollerabile che ha scatenato la resa dei conti: prima gli insulti, poi i ceffoni all’interno delle mura domestiche, fino all’epilogo sul cortile esterno all’arrivo delle pattuglie.
Polmone perforato
La vittima, a causa del fendente, ha riportato la perforazione di un polmone ed è stata sottoposta a un delicatissimo intervento chirurgico d’urgenza.
L’arresto
I gravi e concordanti indizi di colpevolezza raccolti sul teatro del crimine, uniti alla flagranza del gesto compiuto sotto gli occhi degli operanti, hanno delineato un quadro d’accusa inequivocabile. I Carabinieri hanno proceduto all’arresto del 30enne indiano con l’ipotesi d’accusa di tentato omicidio.
Al termine delle formalità di rito presso la caserma di Gonzaga, l’arrestato è stato trasferito nella casa circondariale di Mantova. Ora a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, in attesa dell’udienza di convalida del provvedimento restrittivo.
Si specifica che il procedimento penale si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. In virtù del principio di presunzione di innocenza, la colpevolezza dell’indagato dovrà essere eventualmente accertata in sede di processo, nel pieno contraddittorio tra le parti.

