Lonato del Garda

Fanghi tossici, nel bresciano vietato l'accesso ai campi velenosi e la raccolta del grano

"Chissà il bambino che mangia il mais cresciuto su quei fanghi" diceva ridendo al telefono uno degli indagati.

Fanghi tossici, nel bresciano vietato l'accesso ai campi velenosi e la raccolta del grano
Cronaca Mantova, 02 Luglio 2021 ore 15:55

Nel Bresciano, a Lonato del Garda, è stato vietato l'accesso: non si può né entrare né raccogliere quanto seminato. Ed è così in tutti e 180mila metri quadrati di terreno coltivato nel comune: a stabilirlo è un'ordinanza del sindaco diramata dopo la notizia dei "fanghi tossici".

Fanghi tossici, nel bresciano vietato l'accesso ai campi velenosi

I fanghi tossici, composti anche da idrocarburi, metalli pesanti e acido solforico, rivenduti e utilizzati per concimare i campi dalla bresciana WTE S.r.l., smaltiti tra il gennaio 2018 e l'agosto 2019, com'è ormai noto sono stati versati anche su terreni mantovani (LEGGI QUI L'ELENCO DEI COMUNI DI MANTOVA INTERESSATI). 150mila tonnellate di liquami non trattati, velenosi e dannosi sono stati cosparsi sui terreni di numerose province lombarde in 78 comuni, metà dei quali bresciani.

Ma è solo a Lonato del Garda che il sindaco ha emesso l'ordinanza che vieta l'accesso e il raccolto di quei campi risultati essere velenosi e pericolosi.

Il sindaco ha dichiarato che la vicenda è l'ennesima tegola che cade addosso al territorio bresciano. Per il momento ancora non si conosce il tipo di contaminazione né con esattezza con che materiali è avvenuta o a quale livello.

"Chissà il bambino che mangia il mais cresciuto su quei fanghi"

"Chissà il bambino che mangia il mais cresciuto su quei fanghi" diceva ridendo al telefono con un complice uno degli indagati che ha truffato cittadini e agricoltori per guadagni milionari, a discapito della salute di tutti.

Attualmente a Calcinato l'impianto della WTE S.r.l. è sotto sequestro mentre l'indagine prosegue.

La bonifica

A tenere banco, e causare non pochi grattacapi, è (tra le altre cose) la bonifica dei terreni. Si dovranno rimuovere i primi trenta centimetri di terreno da tutti i campi coinvolti. Un'operazione che porterebbe a creare una montagna di terreno inquinato di 10 milioni di metri cubi da avviare a trattamento, con un costo che supererebbe i 12 milioni di euro sequestrati dalla procura all'azienda.

Chi dovrà farla? I Comuni, che ora dovranno acquisire i mappali dei campi inquinati. Saranno eseguite quindi nuove analisi per stabilire il grado di contaminazione e poi, se l'azienda agricola dovesse rifiutarsi, dovranno occuparsi loro della bonifica o, in ultima istanza, la Regione.