Quattro giovani hanno scatenato una massiccia operazione di soccorso al Parco delle Fucine simulando false grida d’aiuto per gioco. Identificati grazie ai documenti lasciati al noleggio, ora rischiano una denuncia per procurato allarme e il rimborso degli ingenti costi operativi.
Elisoccorso allertato per gioco
Quella che doveva essere una tranquilla giornata all’insegna dello sport e della natura nel Parco delle Fucine di Casto (BS), si è invece trasformata in un caso di cronaca. Quattro ragazzi di circa 25 anni, tre residenti in provincia di Mantova e uno nel Reggiano, hanno scelto di interpretare il concetto di “svago” in modo decisamente distorto. Invece di godersi le bellezze paesaggistiche offerte dalla zona, il gruppo ha messo in scena una simulazione di emergenza che ha fatto scattare una macchina dei soccorsi imponente e costosa.
Le grida di aiuto
Il teatro dell’episodio è stata la suggestiva “Stretta di Luina”, una via ferrata di 460 metri che si snoda tra pareti verticali e acque scroscianti, nota per essere un percorso sicuro e adatto anche ai principianti. Una volta entrati nella gola, i quattro hanno iniziato a lanciare urla strazianti e richiami d’aiuto. Le grida, rimbombando tra le rocce, hanno immediatamente allarmato gli altri escursionisti presenti che, temendo il peggio, hanno contattato il numero unico di emergenza.
L’arrivo dei soccorsi
La risposta delle autorità è stata immediata e massiccia. In pochi minuti sono stati mobilitati i Vigili del Fuoco, un’ambulanza e le forze dell’ordine. Poiché l’elicottero di Brescia era impegnato in un altro intervento, è stato fatto decollare d’urgenza l’elisoccorso di Mantova. Un dispiegamento di mezzi e uomini di altissimo livello, pronto a intervenire per un potenziale incidente in parete, che si è rivelato però essere solo il frutto di una “stupida invenzione” dei quattro giovani.
Identificati
A svelare l’inganno è stato il colpo d’occhio di un Vigile del Fuoco. Il soccorritore ha notato i ragazzi poco distanti mentre, convinti di non essere visti, ridacchiavano tra loro commentando di averla “fatta grossa” prima di tentare di allontanarsi verso la cascata del Pisot. La loro fuga è stata però interrotta da un dettaglio burocratico: per accedere alla ferrata, il gruppo aveva noleggiato l’attrezzatura obbligatoria consegnando i propri documenti d’identità alla reception del Parco. È bastato incrociare i dati per dare un nome e un cognome ai responsabili della messinscena.
Le conseguenze
Sebbene le ultime notizie indichino che una denuncia formale non sia ancora stata depositata, la posizione dei quattro resta al vaglio dei Carabinieri. Resta il tema dei costi economici e sociali: l’intera operazione di salvataggio ha comportato spese ingenti per la collettività e, soprattutto, ha tenuto impegnati uomini e mezzi che sarebbero potuti servire per reali emergenze. Una “farsa ignobile”, come definita da molti, che ora potrebbe costare cara ai protagonisti in termini di sanzioni per procurato allarme.