I piccoli Comuni lombardi non saranno più costretti ad accorparsi per sopravvivere. Lo assicura Alessandra Cappellari, consigliera regionale della Lega di Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova.
Lombardia, stop alle fusioni forzate dei piccoli Comuni
Regione Lombardia cambia rotta sulle politiche per i piccoli e medi Comuni: non più fusioni o accorpamenti come condizione di sopravvivenza amministrativa, ma forme di collaborazione volontaria per la gestione dei servizi. La nuova linea è contenuta in una risoluzione approvata dal Consiglio regionale martedì 27 gennaio 2026.
Il Consiglio regionale ha approvato una risoluzione dedicata alla valorizzazione delle gestioni associate tra enti locali. Il provvedimento nasce dal lavoro svolto in Commissione Autonomia e riguarda in modo diretto i piccoli e medi Comuni con l’obiettivo di rafforzarne la capacità amministrativa senza imporre fusioni o unioni obbligatorie.
Secondo la consigliera regionale della Lega Alessandra Cappellari, segretaria del Consiglio regionale, si tratta di un cambio di approccio nelle politiche per le autonomie locali:
“È un passaggio importante per il futuro dell’organizzazione dei servizi, soprattutto per quei Comuni che rappresentano una componente essenziale del territorio lombardo”.
La consigliera Cappellari: “Sì alle collaborazioni”
Negli anni passati, molte politiche regionali e nazionali hanno infatti incentivato fusioni e unioni tra Comuni come soluzione strutturale alle difficoltà organizzative. In diversi casi, questi processi hanno prodotto un aumento della complessità amministrativa o sono stati respinti dalle comunità locali.
La risoluzione approvata dall’aula lombarda segna una discontinuità rispetto a questo modello.
“Le comunità locali – sottolinea Cappellari – devono poter collaborare in modo snello, condividendo funzioni e servizi senza essere costrette a rinunciare alla propria identità o alla prossimità dei servizi ai cittadini”.
Gestione associata, consorzi e nuove comunità di pianura
Il documento chiede alla Regione di mettere a disposizione strumenti flessibili, risorse adeguate e un quadro normativo che favorisca concretamente la gestione associata delle funzioni, senza imporre modelli organizzativi standardizzati.
In particolare, viene indicata la necessità di rivedere le norme sui consorzi di funzioni tra enti locali e di semplificare l’accesso ai bandi e alla programmazione.
Dal voto del Consiglio regionale arriva così un primo indirizzo verso la costituzione di comunità di pianura e nuove soluzioni organizzative per i piccoli Comuni, spesso alle prese con carenze di personale, risorse limitate e responsabilità crescenti.