Un 59enne di Ceresara ha ucciso a fucilate il cagnolino del vicino, colpevole solo di essere entrato nel suo giardino. LNDC Animal Protection ha sporto denuncia per uccisione di animali, definendo l’uomo un “pericolo sociale” e chiedendo una pena esemplare (foto di copertina creata con AI).
Spara al cagnolino del vicino
Un cancello lasciato aperto, la curiosità di un piccolo cane meticcio e l’inspiegabile ferocia di un uomo armato. Quella che doveva essere una tranquilla giornata di metà febbraio a Ceresara, si è trasformata in un’esecuzione brutale. Non c’è stata discussione, né un tentativo di allontanare l’animale: solo il sordo rimbombo di un fucile semiautomatico che ha stroncato la vita di un essere indifeso, colpevole solo di aver varcato un confine invisibile.
I fatti
Il dramma si è consumato lo scorso 14 febbraio. Secondo le prime ricostruzioni, il cagnolino sarebbe entrato nel cortile del vicino, un uomo di 59 anni, approfittando di un varco aperto. Alla vista dell’animale, che si stava avvicinando ad alcuni porcellini d’India tenuti in giardino, il proprietario di casa non ha cercato il dialogo con i vicini né ha tentato di scacciare la piccola minaccia. Ha invece imbracciato un’arma da fuoco, facendo fuoco a bruciapelo. Una reazione sproporzionata, dettata da una presunta paura per l’incolumità dei propri roditori, che ha trasformato un banale sconfinamento in un caso giudiziario.
“Un pericolo per la società”
La vicenda ha sollevato un’ondata di sdegno che ha travalicato i confini della provincia di Mantova. L’associazione LNDC Animal Protection è scesa immediatamente in campo, sporgendo denuncia e chiedendo giustizia per quella che definisce una “reazione folle e violenta”.
“Ci auguriamo che quest’uomo venga perseguito con la massima severità prevista dalla legge per il reato di uccisione di animali e siamo vicini alla famiglia di questo povero cagnolino, alla quale esprimiamo il nostro cordoglio per la perdita di un membro della famiglia”, ha affermato la presidente LNDC Animal Protection Piera Rosati, che prosegue: “Un gesto di estrema crudeltà e di radicale assenza di empatia. Una reazione folle e violenta, accesa da una paura infondata, che ha tolto la vita a un essere indifeso. Una persona del genere, che avrebbe potuto limitarsi ad allontanare il cane senza ricorrere alle armi, rappresenta anche un pericolo sociale, per questo chiediamo pene esemplari. Seguiremo questa vicenda da vicino per assicurarci che sia fatta giustizia”.
Il rischio penale: cosa dice la legge
Il caso è ora al vaglio delle autorità giudiziarie. Il 59enne dovrà rispondere del reato di uccisione di animali, disciplinato dall’articolo 544-bis del Codice Penale. La legge italiana sul punto è chiara: chiunque provochi la morte di un animale per crudeltà o senza necessità rischia la reclusione da sei mesi a tre anni, oltre a sanzioni pecuniarie che possono toccare i 30mila euro. L’associazione animalista ha già annunciato che seguirà l’iter processuale passo dopo passo, affinché la morte del meticcio non resti impunita e venga riconosciuta la gravità della condotta del cinquantanovenne.