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Smog in Lombardia, Mantova in testa ai superamenti dei limiti a gennaio 2026

Nel nostro territorio, la soglia giornaliera consentita di polveri sottili è stata superata per 13 giorni su 20

Smog in Lombardia, Mantova in testa ai superamenti dei limiti a gennaio 2026

Dopo un 2025 caratterizzato da segnali di miglioramento della qualità dell’aria, l’inizio del 2026 riporta la Lombardia tra le aree più colpite dall’inquinamento atmosferico.

Mantova, inizio d’anno segnato dallo smog

Dopo un 2025 caratterizzato da segnali di miglioramento della qualità dell’aria, l’inizio del 2026 riporta la Lombardia tra le aree più colpite dall’inquinamento atmosferico. Nei primi venti giorni dell’anno, l’intero territorio regionale, dalla pianura alle valli alpine e prealpine, ha registrato livelli elevati di polveri sottili PM10.

In diverse città la soglia giornaliera di 50 microgrammi per metro cubo è stata superata per oltre la metà del periodo osservato: nonostante sia temporaneamente rientrata l’emergenza, Mantova – insieme a Milano e Brescia – ha registrato 13 giorni oltre il limite su 20.

I valori medi superano i limiti annuali

La concentrazione media di PM10 è rimasta stabilmente sopra il valore annuo consentito dall’attuale normativa, fissato a 40 microgrammi per metro cubo. Le uniche eccezioni sono state Varese e Lecco. I dati più elevati sono stati rilevati a Monza (55 microgrammi/mc), Mantova (54) e Lodi (53). Milano si colloca al quarto posto insieme a Cremona.

Questi valori risultano distanti dall’obiettivo di 20 microgrammi per metro cubo previsto dalla nuova direttiva europea da raggiungere entro il 2030. Ma la scarsa circolazione atmosferica registrata nei primi giorni del 2026 non ha interessato solo la pianura padana.

Anche le valli alpine e prealpine hanno mostrato livelli elevati di inquinanti. Sondrio, in particolare, presenta una concentrazione media di PM10 di poco inferiore a quella rilevata a Milano.

Le cause secondo Legambiente

Secondo Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, la situazione evidenzia un problema strutturale.

Finché non agiremo in modo definitivo sulle fonti degli inquinanti, una qualità accettabile dell’aria sarà legata solo a condizioni meteorologiche favorevoli”.

Meggetto sottolinea che i miglioramenti registrati negli ultimi anni procedono con tempi non compatibili con gli impatti sanitari dell’inquinamento. Tra le priorità indicate figurano la riduzione del traffico motorizzato urbano ed extraurbano e il sostegno alla transizione elettrica, sia nel settore dei trasporti sia nella climatizzazione degli edifici, con il passaggio da stufe e caldaie alle pompe di calore.

Il problema degli allevamenti intensivi

Il recente rapporto di ARPA Lombardia mostra che nell’ultimo decennio le emissioni di ossidi di azoto (NOx) sono diminuite del 30% grazie al miglioramento delle motorizzazioni. Più contenuta la riduzione delle polveri primarie, pari al 21%, anche per il peso degli impianti di riscaldamento a legna e biomassa. Nessun miglioramento significativo emerge invece per le emissioni di ammoniaca provenienti dagli allevamenti intensivi.

La concentrazione degli allevamenti lombardi è particolarmente elevata nelle aree attorno ai capoluoghi di Mantova, Cremona e Lodi oltre che nella bassa bresciana e bergamasca. Questo fattore contribuisce a spiegare la lentezza dei miglioramenti della qualità dell’aria in queste zone dove i livelli di inquinamento restano elevati per gran parte dell’anno.

Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia, evidenzia che gli interventi finanziati per migliorare la gestione dei liquami zootecnici non hanno prodotto benefici misurabili sulla qualità dell’aria.

Secondo Di Simine, il sovraccarico zootecnico rappresenta un problema strutturale che richiede una riorganizzazione delle filiere agrozootecniche, orientata alla sostenibilità ambientale e territoriale, per ridurre in modo duraturo l’impatto delle emissioni sull’aria della Lombardia.