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Lo stracotto non si tocca: la battaglia di Federcarni Mantova contro il divieto di carne equina

Confcommercio scende in campo: "A rischio un patrimonio culturale e migliaia di posti di lavoro. La libertà di scelta dei consumatori è sotto attacco"

Lo stracotto non si tocca: la battaglia di Federcarni Mantova contro il divieto di carne equina

Federcarni Mantova si oppone al divieto di macellazione degli equidi, difendendo la libertà di scelta dei consumatori e la sopravvivenza di una filiera economica e culturale storica. Il presidente Braccaioli invita a non farsi guidare dall’emotività, distinguendo tra animali d’affezione e da allevamento e mettendo in guardia dai rischi dei cibi sintetici (foto di copertina creata con AI).

Federcarni Mantova contro il divieto di carne equina

Dallo stracotto d’asino mantovano alle storiche macellerie equine che punteggiano l’Italia: un’intera filiera trema davanti all’ipotesi di un divieto di macellazione e commercializzazione degli equidi. Quella che per molti è una battaglia di civiltà, per Federcarni Confcommercio Mantova rischia di trasformarsi in un colpo mortale a una tradizione secolare e a un comparto economico vitale.

“Non si può delegittimare un settore basandosi sull’emotività”, avverte l’associazione, che rivendica il diritto dei cittadini di decidere cosa portare in tavola.

L’allarme di Federcarni

Il divieto non colpirebbe solo le abitudini alimentari, ma provocherebbe un effetto domino su allevatori, distributori e macellai. Secondo Federcarni Mantova, la carne di cavallo, asino e mulo non è solo un alimento, ma un pilastro occupazionale e un elemento d’identità gastronomica radicato nel territorio.

“Si vuole mettere in discussione una tradizione culinaria secolare proprio ora che la cucina italiana è stata riconosciuta come Patrimonio Unesco, sottolineano dall’associazione, evidenziando il paradosso di una norma che andrebbe a colpire eccellenze locali come il celebre stracotto, simbolo della cucina virgiliana.

Oltre l’emotività

Il Presidente di Federcarni Mantova, Ivano Braccaioli, non nega l’orrore per i casi di maltrattamento animale che spesso circolano sul web, ma invita alla lucidità:

“Bisogna evitare che singoli episodi inaccettabili vengano usati per orientare l’opinione pubblica contro un intero settore”.

La difesa del comparto si basa su un distinguo normativo già esistente:

  • Equidi da affezione: non destinati alla macellazione.
  • Equidi da produzione: allevati specificamente per la filiera alimentare sotto rigidi controlli.

Braccaioli ricorda che la zootecnia moderna ha fatto passi da gigante in termini di tracciabilità e benessere, e che punire gli operatori corretti a causa di chi viola le regole sarebbe un’ingiustizia normativa.

Il dubbio sui “cibi sintetici”

L’attacco di Federcarni si sposta poi sul piano della trasparenza alimentare. Dietro la spinta verso il divieto della carne equina, Braccaioli intravede l’ombra della promozione dei prodotti sintetici e altamente processati.

È giusto interrogarsi sugli aspetti meno discussi di questa transizione”, incalza il Presidente, citando i costi energetici e idrici della produzione industriale di carne “in vitro”, le condizioni di lavoro nelle filiere dei paesi fragili e i possibili effetti a lungo termine sulla salute degli integratori sostitutivi. Il confronto, insomma, non deve essere tra “buoni e cattivi”, ma basato su dati oggettivi e scientifici.

La richiesta al Governo

La mobilitazione non si ferma a Mantova. La Federcarni nazionale ha già chiesto un tavolo di confronto immediato con il legislatore. L’obiettivo è bloccare una normativa che viene considerata troppo generalista e punitiva. L’auspicio degli addetti ai lavori è che vengano trovate soluzioni correttive che tutelino la sostenibilità delle imprese e, soprattutto, la libertà di scelta di un consumatore consapevole che non vuole rinunciare alle proprie radici.