Mantova

Anche la coltivazione del melone risente dei cambiamenti climatici

Poca acqua, costi alti, poca manodopera, incertezza sul meteo: calano le superfici coltivate a melone

Anche la coltivazione del melone risente dei cambiamenti climatici
Pubblicato:
Aggiornato:

Poca acqua, costi alti, poca manodopera, incertezza sul meteo: nel Mantovano calano (anche se di poco) le superfici coltivate a melone.

I cambiamenti climatici si abbattono sulle melonaie

I cambiamenti climatici si abbattono su una coltura principe dell’agricoltura mantovana come il melone. Le superfici, in linea con quanto sta accadendo nei principali paesi produttori (dal Marocco alla Spagna alla Francia), sono in lieve calo. Lo conferma Coldiretti Mantova, dopo un monitoraggio fra i produttori.

Non si parla di una flessione drastica e, probabilmente, nemmeno preoccupante - commenta Coldiretti Mantova - ma lo scenario è lo specchio dei timori di un calo della disponibilità idrica, di un’incognita dell’andamento meteo, che potrebbe far saltare la “scalarità” delle produzioni a causa di temperature elevate o di brusco calo delle stesse. E per qualcuno c’è l’incognita manodopera, che alla fine si trova, ma in qualche caso con sforzi impegnativi.

Resistono le coltivazioni sottoterra o nei tunnel

Mauro Aguzzi, presidente del Consorzio del Melone Mantovano Igp, parla di “un calo del campo aperto, in particolare per il raccolto dei meloni pianificato a partire dalla seconda metà luglio in avanti. Sono stabili, invece, le superficie coltivate sotto serra e sotto i piccoli tunnel, dove solitamente si coltiva per ottenere una produzione precoce”.

Le iniziative degli agricoltori di Sermide e Viadana

In linea anche la posizione della Op Sermide Ortofruit, realtà che comprende 40 soci per un fatturato aggregato superiore ai 30 milioni di euro. “Quest’anno ci troviamo di fronte una riduzione sulle coltivazioni in pieno campo, anche se limitata – dice Riccardo Gorzoni, direttore della Op -. I rischi di grandinate e bombe d’acqua da un lato e il rischio di non avere disponibilità di acqua nella seconda fase dell’estate ha forse spinto i produttori di melone ad anticipare le produzioni e a ridurre le superfici in campo aperto”.

Chi ha ridotto le superfici di un 20% è il giovane imprenditore agricolo viadanese, Lorenzo Pezzali. “Lo scorso anno il prezzo di mercato è stato sostanzialmente uguale all’anno precedente, ma con costi di produzione superiori anche del 20% - lamenta Pezzali -. Se poi aggiungiamo il fatto che è complicato reperire manodopera e i costi di produzione non sono diminuiti rispetto al 2022, come azienda abbiamo pensato di contrarre la produzione di melone”.

Seguici sui nostri canali