ECONOMIA

Export, la Lombardia tiene ma i territori si dividono: Mantova stabile con un +0,5%

Nel primo trimestre 2026 le esportazioni regionali superano i 40,9 miliardi di euro, ma il quadro resta fragile. Solo sei province su dodici crescono. Mantova evita il calo, ma resta sostanzialmente ferma

Export, la Lombardia tiene ma i territori si dividono: Mantova stabile con un +0,5%

La Lombardia mantiene un export stabile oltre i 40,9 miliardi, ma crescono le differenze tra province e aumenta la CIGS. A Mantova l’export segna appena +0,5%, un dato che evidenzia una sostanziale stagnazione e le difficoltà di chimica e manifattura.

Export Mantova

L’export mantovano resta con il segno positivo, ma la crescita è talmente contenuta da assomigliare più a una fase di stagnazione che a una vera ripartenza. Nel primo trimestre del 2026 le esportazioni della provincia aumentano infatti dello 0,5% su base annua, mentre il dato lombardo complessivo conferma la capacità del sistema produttivo regionale di mantenere la propria forza sui mercati internazionali, mettendo però in evidenza differenze sempre più marcate tra i territori.

È questa la fotografia tracciata dalla UIL Lombardia sull’andamento dell’economia regionale. Un quadro nel quale non emerge una vera e propria recessione, ma nel quale aumentano i segnali di difficoltà: dalla pressione sui costi di produzione al peggioramento delle aspettative delle imprese, fino al ricorso crescente alla cassa integrazione straordinaria.

Lombardia, export oltre 40,9 miliardi

La Lombardia continua a rappresentare uno dei principali motori dell’economia italiana. Nel periodo analizzato la regione concentra da sola il 25,2% dell’intero export nazionale, con il settore manifatturiero che pesa per il 97% delle esportazioni lombarde.

Il valore complessivo delle merci esportate supera i 40,9 miliardi di euro. Il dato resta invariato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre registra una flessione del 6,5% su base congiunturale.

Sul fronte delle importazioni, invece, il valore raggiunge 42,8 miliardi di euro, in calo del 7,5% su base annua e del 2% rispetto al trimestre precedente. La differenza tra import ed export determina quindi un saldo commerciale negativo di circa 1,9 miliardi di euro.

“La Lombardia – precisa il Segretario Generale UIL Lombardia Antonio Albrizio – entra nel 2026 con un sistema produttivo ancora capace di crescere, innovare ed esportare. La tenuta dei valori medi convive però con pressioni sui costi, aspettative in peggioramento, forti differenze territoriali e, come già analizzato in un precedente report UIL, con un aumento della cassa integrazione straordinaria. La fase non è recessiva, ma richiede una politica industriale preventiva, selettiva e partecipata”.

Mezzi di trasporto e farmaceutica in crescita

A mostrare gli andamenti più positivi sono alcuni comparti industriali strategici. Nel primo trimestre crescono le esportazioni di mezzi di trasporto (+12,1%) e quelle del settore farmaceutico (+9,7%).

Di contro, si registrano arretramenti per il comparto tessile, abbigliamento e pelli (-7,9%), per la chimica (-6,1%) e per i macchinari (-5,5%).

Anche la destinazione delle merci evidenzia dinamiche differenti. Le esportazioni verso la Svizzera aumentano del 21,2%, mentre quelle dirette verso l’Unione europea crescono dell’1%. Negativo, invece, l’andamento del mercato statunitense, verso il quale l’export lombardo diminuisce del 4,4%.

Cassa integrazione

Accanto ai dati sull’interscambio commerciale, la UIL evidenzia un altro elemento che merita attenzione: l’andamento degli ammortizzatori sociali.

La CIG complessiva diminuisce del 14,4%, mentre la CIGO scende del 26,2%. A crescere, tuttavia, è la CIGS, che registra un aumento del 14,9%.

Si tratta di un indicatore particolarmente significativo perché la cassa integrazione straordinaria è maggiormente collegata a situazioni di riorganizzazione aziendale, crisi e contratti di solidarietà.

“A livello settoriale – sottolinea il Segretario Confederale UIL Lombardia Vittorio Sarti – si evidenzia una marcata polarizzazione delle performance. Crescono i mezzi di trasporto (+12,1%) e la farmaceutica (+9,7%), mentre arretrano il tessile-abbigliamento-pelli (−7,9%), la chimica (−6,1%) e i macchinari (−5,5%). Sul versante dei mercati aumentano le esportazioni verso la Svizzera (+21,2%) e l’Unione europea (+1,0%), mentre diminuiscono quelle verso gli Stati Uniti (−4,4%). Tutto questo legato all’andamento della Cassa con la CIG totale diminuisce del 14,4% e la CIGO del 26,2%, mentre aumenta del 14,9% la CIGS, maggiormente collegata a riorganizzazioni, crisi aziendali e contratti di solidarietà”.

Solo sei province lombarde crescono

A preoccupare è soprattutto la forte differenza tra le diverse aree della regione. Soltanto sei province lombarde su dodici registrano infatti un aumento delle esportazioni.

La media regionale, quindi, rischia di nascondere situazioni molto differenti. Da una parte ci sono territori capaci di accelerare, dall’altra province che devono fare i conti con contrazioni importanti. Il caso più evidente è quello di Varese, che registra una crescita del 23,2%, mentre Lodi subisce un crollo del 21,6%.

In questo scenario Mantova si colloca in una posizione intermedia, ma il suo +0,5% non può essere interpretato come un vero segnale di rilancio.

Mantova, crescita minima e industria sotto pressione

Il dato mantovano racconta infatti una provincia che riesce a evitare il segno meno, ma che continua a essere esposta alle difficoltà che interessano alcune delle sue principali filiere produttive.

Massimiliano Turano, Coordinatore UIL Mantova, sottolinea proprio la fragilità della situazione:

“Il dato sull’export mantovano si attesta su un risicato +0,5% su base annua, posizionando la provincia in una zona di stasi sostanziale che rispecchia appieno le fragilità del territorio. Pur evitando il segno negativo che colpisce altre realtà lombarde, questo impercettibile incremento nasconde forti pressioni sui costi di produzione e sulle filiere locali di riferimento, a partire da chimica e manifattura. La tenuta dei volumi verso i mercati esteri appare sempre più fragile di fronte all’aumento del ricorso agli ammortizzatori sociali e alla cassa integrazione straordinaria. Per Mantova non basta galleggiare sul filo della parità: occorrono interventi mirati sul piano industriale, volti a sostenere l’innovazione tecnologica, salvaguardare le competenze specifiche del distretto e tutelare l’occupazione prima che la stagnazione muti in contrazione”.

La UIL: serve una strategia provincia per provincia

Per il sindacato, la fotografia dell’export lombardo rende necessario superare una lettura esclusivamente regionale dei dati economici. Le differenze tra province, infatti, sono ormai troppo ampie per essere ricondotte a un’unica dinamica.

“Per fare fronte a questa situazione – conclude Sarti – e prevenire impatti occupazionali negativi, come UIL Lombardia proponiamo di affiancare al Patto per lo Sviluppo una lettura industriale provinciale stabile, focalizzata sul monitoraggio delle filiere prioritarie, sugli investimenti, sul rafforzamento delle competenze, sulla gestione trasparente della CIG e sulla verifica puntuale delle vertenze territoriali”.

Per Mantova, dunque, il +0,5% dell’export rappresenta soprattutto un campanello d’allarme: la provincia conserva la propria capacità di vendere sui mercati esteri, ma la crescita è troppo debole per poter parlare di una vera inversione di tendenza. Il nodo, nei prossimi mesi, sarà sostenere le filiere industriali e difendere l’occupazione prima che l’attuale fase di stagnazione possa trasformarsi in una contrazione.