I Carabinieri di Mantova hanno arrestato tre persone per aver orchestrato una truffa sul “Decreto Flussi” tramite aziende agricole fantasma e finti contratti. Il sodalizio chiedeva fino a 15mila euro a migrante per rilasciare visti d’ingresso falsi, ingannando oltre 80 lavoratori.
Falsi visti d’ingresso
Un vero e proprio business sulla pelle dei migranti, camuffato dietro le maglie del “Decreto Flussi” e sorretto da aziende agricole fantasma, idoneità alloggiative inventate e dichiarazioni dei redditi totalmente false. Una complessa e capillare operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Mantova ha portato alla luce un collaudato sistema di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a fine di lucro, che ha fruttato centinaia di migliaia di euro ai danni di decine di cittadini extracomunitari in cerca di un futuro in Italia.
Nella giornata del 27 agosto 2026, i militari del Nucleo Investigativo mantovano — in collaborazione con il Nucleo Ispettorato del Lavoro ed il supporto delle Compagnie di Mantova, Viadana, Castiglione delle Stiviere e Gonzaga — hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal GIP del Tribunale di Mantova su richiesta della locale Procura della Repubblica.
I destinatari delle misure
L’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari ha raggiunto tre persone residenti nella provincia di Mantova:
- Un 64enne, titolare di un’azienda agricola;
- Un 51enne, consulente del lavoro;
- Un 43enne di nazionalità indiana, impiegato come mediatore linguistico e culturale.
Insieme a loro risultano indagate a piede libero altre due persone: un secondo consulente del lavoro di 82 anni residente a San Giorgio Bigarello e un altro intermediario di nazionalità indiana di 38 anni residente a Mantova. Tutti sono ritenuti responsabili, in concorso tra loro, del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina pluriaggravato dal fine di lucro.
Fino a 15mila euro per un visto
L’indagine, condotta tra il marzo del 2023 e il febbraio del 2025, ha svelato la struttura della truffa nell’ambito del cosiddetto “Decreto Flussi 2023” (regolato dal DPCM del 27 settembre 2023).
Attraverso una massiccia e sistematica campagna pubblicitaria di reclutamento condotta nei Paesi d’origine (prevalentemente Marocco, Pakistan, India e Bangladesh), il mediatore linguistico adescava lavoratori disposti a sborsare cifre esorbitanti — dai 5.000 ai 15.000 euro a testa — con la promessa di un visto di ingresso e di un’occupazione stagionale in Italia.
In totale, sono stati documentati i tentativi di ingresso illegale per 81 lavoratori extracomunitari.
False attestazioni alle Prefetture
Per aggirare i controlli degli Sportelli Unici per l’Immigrazione (S.U.I.), l’imprenditore agricolo coinvolto aveva costituito un’azienda appena due mesi prima del “click day”. L’impresa è risultata del tutto priva di operatività o capacità economica.
Nonostante ciò, sono state inoltrate per via telematica alle Prefetture di Mantova, Trento, Bari e Cosenza ben 84 istanze di “nulla osta” all’assunzione, corredate da una serie di documenti del tutto falsificati:
- False asseverazioni firmate da professionisti abilitati per attestare requisiti economici inesistenti;
- Invii telematici sistematici effettuati direttamente dalle postazioni informatiche dell’imprenditore e del consulente del lavoro;
- False idoneità alloggiative, con l’indicazione di strutture alberghiere della zona dove i migranti non hanno mai messo piede;
- Documentazione fittizia relativa a fondi agricoli in realtà inesistenti o non riconducibili all’azienda;
- Falsi contratti di lavoro: i migranti che riuscivano ad ottenere il visto e ad arrivare in Italia non venivano mai assunti, venendo abbandonati sul territorio in stato di clandestinità.
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Nel vano tentativo di depistare gli accertamenti delle forze dell’ordine, l’imprenditore aveva inoltre spostato più volte la sede operativa della propria azienda agricola su tutto il territorio nazionale, cambiando indirizzo da Trento a Mantova, fino a Bari e Cosenza.
Perquisizioni e sequestri
In concomitanza con la notifica delle misure cautelari, i Carabinieri hanno effettuato perquisizioni personali e locali a carico dei tre arrestati e dei due indagati a piede libero. Gli inquirenti hanno posto sotto sequestro un ingente quantitativo di materiale informatico e documentale che sarà analizzato nelle prossime settimane.
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Le risultanze investigative, ottenute anche grazie alla costante collaborazione della Prefettura di Mantova, hanno consentito di far scattare una serie di verifiche e controlli ad ampio raggio nel settore agricolo provinciale durante gli anni 2024, 2025 e 2026. Le operazioni, condotte dall’Arma territoriale insieme al Nucleo Ispettorato del Lavoro, sono state fortemente promosse dal Prefetto di Mantova, il dott. Roberto Bolognesi, per contrastare l’illegalità nel comparto agroalimentare.
I soggetti arrestati sono stati posti agli arresti domiciliari presso le rispettive abitazioni. Si precisa che il procedimento penale versa nella fase delle indagini preliminari e che la colpevolezza degli indagati dovrà essere vagliata e accertata in sede processuale nel rispetto del principio del contraddittorio.
