A Viadana, un anziano di 92 anni e il figlio di 63 sono stati denunciati per aver esploso colpi di fucile e razzi segnaletici contro la casa di un vicino imprenditore, infastiditi dai rumori di una festa privata. Sul posto sono intervenuti i carabinieri che hanno sequestrato diverse armi trovate all’interno della casa dei due.
La festa privata
Quella che doveva essere una serata di svago nell’abitazione di un imprenditore locale si è conclusa con l’intervento in forze dei Carabinieri e la denuncia di due persone, padre e figlio, accusati di aver sparato contro la proprietà del vicino per motivi legati, con ogni probabilità, all’esasperazione per i rumori o a vecchi rancori di vicinato.
L’allarme
I fatti si sono svolti a Viadana poco dopo l’una di notte di venerdì 12 giugno 2026. Il silenzio della notte viadanese è stato bruscamente interrotto da una sequenza di forti deflagrazioni. Allarmato dai boati, un residente della zona ha immediatamente composto il 112, segnalando con precisione l’esplosione di colpi d’arma da fuoco a ridosso delle abitazioni.
La centrale operativa della Compagnia Carabinieri di Viadana ha tempestivamente inviato sul posto un equipaggio del Nucleo Operativo e Radiomobile. I militari erano già schierati sul territorio nell’ambito dei servizi di controllo straordinari, pianificati in sede di Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica sotto il coordinamento del Prefetto di Mantova, il dottor Roberto Bolognesi.
L’arrivo dei Carabinieri
Giunti sul posto, i Carabinieri hanno constatato che nella villa del richiedente, un imprenditore locale di 52 anni, era in corso una festa privata. I primi accertamenti nell’area esterna hanno dato un riscontro immediato alla segnalazione: a terra sono stati infatti rinvenuti i residui evidenti di una sparatoria, nello specifico numerosi pallini da caccia.
Le indagini
Data la gravità del quadro, alle prime luci dell’alba sono intervenuti i militari del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Mantova, che hanno assunto la direzione delle indagini. Attraverso una meticolosa ricostruzione della traiettoria degli spari e la raccolta di testimonianze sul posto, gli investigatori dell’Arma hanno stretto il cerchio attorno a un’abitazione adiacente, raccogliendo pesanti indizi di reità nei confronti dei vicini di casa dell’imprenditore.
La perquisizione
Il sospetto si è trasformato in certezza nel corso della perquisizione domiciliare scattata poche ore dopo. All’interno dell’abitazione dei sospettati, i Carabinieri hanno rinvenuto e posto sotto sequestro un fucile sovrapposto perfettamente funzionante, unitamente a un cospicuo quantitativo di munizioni.
I dettagli più inquietanti della notte di follia sono emersi però dall’ispezione di un bidone dell’immondizia situato proprio sul confine tra la proprietà dell’imprenditore e quella dei presunti autori del gesto. Lì dentro, nel tentativo di occultare le prove, erano stati gettati i resti dei dispositivi utilizzati per l’intimidazione. Nello specifico, le forze dell’ordine hanno recuperato:
- 8 cartucce già esplose da arma da fuoco;
- 3 tappi in plastica appartenenti a razzi segnaletici;
- 2 cilindri in plastica relativi a razzi a paracadute già utilizzati;
- 1 borsa in plastica contenente 2 fuochi a mano a luce rossa e 2 fumogeni galleggianti (kit per segnali di soccorso).
Pesanti accuse per padre e figlio
Alla luce del materiale sequestrato e degli elementi raccolti, gli investigatori hanno formalizzato gravi indizi di colpevolezza a carico di due residenti di Viadana: un anziano di 92 anni e suo figlio di 63 anni. Secondo l’ipotesi accusatoria, i due avrebbero imbracciato l’arma esplodendo in aria tra i 7 e gli 8 colpi di fucile, per poi lanciare un razzo segnaletico d’emergenza direttamente all’indirizzo della casa del vicino, nel pieno svolgimento della festa.
Denunciati
Per padre e figlio è scattata la denuncia a piede libero all’Autorità Giudiziaria. Dovranno rispondere in concorso dei reati di accensione ed esplosione pericolose, esercizio arbitrario delle proprie ragioni e getto pericoloso di cose.
Si precisa che il procedimento penale si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. La colpevolezza degli indagati è soltanto ipotizzata e dovrà essere eventualmente accertata in sede di processo nel pieno contraddittorio tra le parti, secondo il principio di presunzione di innocenza fino a condanna definitiva.
