SANITA'

Rivoluzione terapeutica al Carlo Poma: nasce la nuova rete multidisciplinare per la cura della tiroide

Un protocollo rinnovato per migliorare diagnosi, cure e collegamento con il territorio

Rivoluzione terapeutica al Carlo Poma: nasce la nuova rete multidisciplinare per la cura della tiroide

L’ospedale Carlo Poma ha potenziato il percorso multidisciplinare per le malattie della tiroide, integrando quindici specialità tra ospedale e territorio. In occasione della Giornata Mondiale del 25 maggio 2026, gli esperti promuovono la prevenzione a tavola con l’uso di sale iodato e smentiscono i principali falsi miti sulle terapie (foto di copertina: Barbara Presciuttini e Sara Cavallari).

Nuova rete multidisciplinare per la cura della tiroide

Una vera e propria bussola clinica capace di azzerare i tempi morti e mettere il paziente al centro di una rete di oltre quindici specialità mediche. Presso l’ospedale Carlo Poma di Mantova è ufficialmente operativo il nuovo percorso interdipartimentale dedicato alle patologie tiroidee, un progetto strategico totalmente rinnovato e potenziato per offrire una risposta immediata, sia medica che chirurgica, alle malattie della ghiandola endocrina.

La macchina organizzativa, coordinata in sinergia dall’endocrinologa Barbara Presciuttini e dalla chirurga Sara Cavallari, è stata recentemente perfezionata attraverso il coinvolgimento sistemico di tutti i reparti e i servizi sanitari che intervengono nella presa in carico dei pazienti. L’architettura del percorso unisce eccellenze operative come Endocrinologia, Diagnostica per immagini, Anatomia patologica, Laboratorio analisi, Medicina nucleare, Chirurgia generale e Oncologia. A queste si affiancano discipline altamente specialistiche tra cui Oculistica, Otorinolaringoiatria, Logopedia, Anestesia, Chirurgia toracica, Chirurgia maxillo-facciale, Neurochirurgia e Radioterapia.

Integrazione tra ospedale e territorio

Il cuore del nuovo assetto risiede nella standardizzazione delle procedure e nell’apertura verso l’esterno, superando i vecchi confini burocratici della cura ospedaliera per intercettare il malato direttamente sul territorio.

“L’obiettivo della stesura del protocollo diagnostico-terapeutico – commentano Barbara Presciuttini e Sara Cavallari – è stato quello di ridefinire e puntualizzare competenze, modalità operative e percorsi di presa in carico, garantendo ai pazienti un approccio multidisciplinare. Parallelamente si mira a rafforzare l’integrazione fra ospedale e territorio, coinvolgendo attivamente i medici di medicina generale e gli specialisti ambulatoriali territoriali, al fine di favorire l’aderenza terapeutica e fornire indicazioni appropriate su tempi e modalità di invio dei pazienti a valutazioni specialistiche di terzo livello”.

Giornata Mondiale della Tiroide

Il lancio di questo rinnovato protocollo assistenziale non è casuale, ma coincide simbolicamente con la Giornata Mondiale della Tiroide, che si celebra il 25 maggio. L’evento internazionale mira a sensibilizzare la popolazione sull’importanza cruciale della salute di questa ghiandola, puntando i riflettori sulla prevenzione e sull’appropriatezza dei trattamenti.

Per l’edizione della campagna nazionale 2026, l’attenzione è focalizzata sul binomio inscindibile tra nutrizione e funzionalità tiroidea. La tiroide, infatti, per lavorare a pieno regime e produrre gli ormoni necessari al metabolismo corporeo, dipende strettamente da un adeguato apporto quotidiano di oligoelementi essenziali, in particolare lo iodio e il selenio.

Prevenzione a tavola

Gli esperti ricordano che il gesto più semplice ed efficace per tutelarsi è l’uso quotidiano del sale marino iodato in cucina, una misura di salute pubblica fondamentale per coprire il fabbisogno standard. Al contrario, una carenza prolungata di iodio rappresenta il principale fattore di rischio per lo sviluppo del gozzo e per la comparsa di noduli tiroidei.

La dieta può diventare una preziosa alleata se include alimenti naturalmente ricchi di questi nutrienti, come il pesce, i frutti di mare, la frutta secca, il latte e i suoi derivati, oltre a frutta e verdura fresca ad alto contenuto di antiossidanti. Attenzione però agli eccessi opposti: un consumo troppo frequente o smodato di alghe e sushi può indurre picchi di iodio capaci di destabilizzare l’organismo, peggiorando le forme di ipertiroidismo già esistenti. Monitorare l’apporto di iodio nella dieta diventa un imperativo categorico soprattutto durante le delicate fasi della crescita e per le donne che stanno pianificando una gravidanza.

Scienza contro fake news

In un panorama informativo spesso inquinato da falsi miti, i coordinatori del percorso del Carlo Poma tengono a fare estrema chiarezza: la corretta alimentazione rappresenta un supporto importante per la salute della tiroide, ma non sostituisce in alcun modo le cure mediche. Gli integratori alimentari, ad esempio, non hanno il potere di curare l’ipotiroidismo, così come l’utilizzo dell’ormone tiroideo come scorciatoia contro l’obesità è da considerarsi del tutto inappropriato e potenzialmente pericoloso.

È fondamentale affidarsi esclusivamente a informazioni basate su rigide evidenze scientifiche. A questo proposito, la medicina sfata alcune celebri credenze: cavoli e broccoli non costituiscono un “veleno” per la ghiandola, e il glutine non provoca alcuna infiammazione tiroidea nelle persone che non siano affette da celiachia. Un’avvertenza utile riguarda invece la soia, che può ridurre la capacità dell’apparato digerente di assorbire la levotiroxina, pur senza alterare la funzione tiroidea residua.

Infine, per i moltissimi pazienti affetti da ipotiroidismo a cui viene prescritta la levotiroxina, resta fondamentale la modalità di assunzione: il farmaco va assunto tassativamente a digiuno, al mattino, attendendo almeno 30 minuti prima di fare colazione o di assumere qualsiasi altro tipo di medicinale, così da garantirne la massima efficacia terapeutica.