TUTELA AMBIENTALE

Emissioni fuori controllo: il caso della Keritaly di Gonzaga approda a Bruxelles

Sotto la lente della Corte di Giustizia UE il meccanismo del "silenzio-assenso": può un'azienda inquinare più del consentito grazie a un vuoto burocratico?

Emissioni fuori controllo: il caso della Keritaly di Gonzaga approda a Bruxelles

La Corte di Giustizia UE valuta se il “silenzio-assenso” italiano sulle emissioni della Keritaly di Bondeno di Gonzaga sia compatibile con le norme europee a tutela dell’ambiente e della salute. Legambiente e la Commissione UE contestano il meccanismo, definendolo un pericoloso espediente per eludere i controlli anti-inquinamento (foto di copertina: lafenicegc.com)

Emissioni fuori controllo

La battaglia per l’aria pulita del territorio mantovano valica i confini nazionali e arriva nel cuore delle istituzioni europee. Mercoledì 29 aprile 2026, si è tenuta presso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea l’udienza pubblica sulla causa che vede contrapposte l’azienda ceramica Keritaly e le autorità locali italiane. Al centro del contendere non c’è solo il futuro produttivo dello stabilimento di Bondeno di Gonzaga, ma un principio giuridico che potrebbe riscrivere le regole della tutela ambientale in tutta Italia: la legittimità del “silenzio-assenso” per le autorizzazioni alle emissioni industriali.

Le origini dello scontro: i controlli ARPA del 2023

La vicenda affonda le radici in un’ispezione condotta da ARPA Lombardia nel 2023. I tecnici rilevarono che lo stabilimento della Keritaly rilasciava sostanze organiche volatili (VOC) in quantità nettamente superiori ai limiti stabiliti dall’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) ottenuta nel 2019.

Invece di adeguare gli impianti alle prescrizioni della Provincia di Mantova, l’azienda ha tentato una mossa burocratica: richiedere una modifica “non sostanziale” della propria autorizzazione per innalzare i tetti emissivi. Non ricevendo una risposta immediata dagli uffici provinciali nel mese di agosto, Keritaly ha interpretato il silenzio come un via libera (silenzio-assenso), continuando le operazioni. Un’interpretazione respinta con forza dalla Provincia, supportata dai pareri di ATS Valpadana che evidenziavano rischi concreti per la salute pubblica.

Il conflitto normativo e il ricorso al TAR

Dopo il diniego della Provincia, la contesa è passata nelle aule di giustizia. Il TAR di Brescia, investito del ricorso dall’azienda, ha rilevato un potenziale “corto circuito” legislativo. La norma italiana di recepimento della direttiva europea sulle emissioni industriali sembra infatti lasciare spazio alla formazione di titoli autorizzativi impliciti.

Per risolvere il dubbio, il giudice amministrativo ha rimesso la questione alla Corte Europea. Durante le due ore e mezza di udienza ieri a Bruxelles, il Collegio ha incalzato le parti con numerose richieste di chiarimento, segno evidente della complessità e della portata della sentenza che verrà.

La difesa dell’ambiente

Legambiente Lombardia si è costituita nel processo a sostegno della Provincia di Mantova. Secondo gli avvocati dell’associazione, Amedeo Barletta ed Emanuela Beacco, il meccanismo italiano viola la direttiva UE 2010/75, la quale impone controlli preventivi ed effettivi su ogni modifica che possa impattare sull’ambiente.

“Il silenzio-assenso in materia ambientale è una ferita alla trasparenza”, denuncia Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. “Cittadini e amministrazioni non possono essere lasciati all’oscuro di decisioni che incidono direttamente sulla qualità dell’aria che respirano. I processi autorizzativi devono garantire discussione pubblica e partecipazione, non scorciatoie burocratiche”.

La posizione della Commissione Europea

Un punto di svolta significativo emerso durante il dibattito europeo è la posizione della Commissione Europea, che si è dichiarata in totale sintonia con Legambiente e con le autorità mantovane. La Commissione ha espresso forti dubbi sulla compatibilità della legge italiana con il diritto comunitario, specialmente quando il silenzio dell’amministrazione permette di bypassare prescrizioni nate per minimizzare l’inquinamento, come nel caso di Keritaly.

Le conclusioni dell’Avvocato Generale sono previste per il 16 luglio 2026. Se la Corte dovesse confermare l’illegittimità del silenzio-assenso, l’impatto sarà sistemico: nessuna azienda potrà più invocare la “burocrazia lenta” come scusa per eludere le norme anti-inquinamento dell’Unione Europea.