I Carabinieri hanno sanzionato per 10mila euro e sospeso una ditta di volantinaggio che impiegava tre lavoratori clandestini a Curtatone. Il titolare è stato denunciato alla Procura per violazione delle norme sull’immigrazione e impiego di manodopera in nero.
Volantinaggio con lavoratori irregolari
Non stavano solo distribuendo volantini pubblicitari tra i vialetti delle frazioni di Curtatone. Dietro la consegna delle offerte dei supermercati locali si nascondeva una realtà di irregolarità contrattuale e violazione delle norme sull’immigrazione. È quanto emerso dall’ultima operazione dei Carabinieri della Stazione di Curtatone, che insieme ai colleghi del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Mantova hanno interrotto un circuito di manodopera “fantasma” che operava sul territorio.
Il controllo
L’attività investigativa è nata quasi per caso, durante il monitoraggio quotidiano delle frazioni residenziali. I militari hanno fermato tre lavoratori di origine pakistana intenti a imbucare materiale pubblicitario nelle cassette delle lettere. Quello che sembrava un normale controllo di routine ha subito svelato uno scenario differente: i tre uomini, impiegati per conto di una ditta con sede a Vicenza, sono risultati completamente privi del permesso di soggiorno.
Attività sospesa
Gli accertamenti immediati hanno permesso di risalire ai vertici dell’azienda. Il titolare, un 38enne di nazionalità indiana residente nel ferrarese, è stato raggiunto da provvedimenti severi. Oltre a una sanzione amministrativa di 10mila euro, i Carabinieri hanno disposto la sospensione immediata dell’attività produttiva. Il provvedimento è scattato a causa dell’impiego di personale “in nero”, aggravato dalla condizione di clandestinità dei dipendenti.
Titolare denunciato
Oltre alle sanzioni pecuniarie, per l’imprenditore è scattata la denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Mantova: è accusato di aver violato le disposizioni del Testo Unico sull’Immigrazione, impiegando manodopera extracomunitaria irregolare.
L’operazione odierna non è un caso isolato, ma fa parte di una strategia mirata dell’Arma per contrastare lo sfruttamento e il lavoro sommerso nel settore della distribuzione pubblicitaria, un ambito spesso grigio dove il rispetto dei diritti dei lavoratori viene talvolta sacrificato in nome del risparmio sui costi di gestione.
Si precisa che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che l’indagato deve ritenersi innocente fino a un’eventuale sentenza di condanna irrevocabile, come previsto dal principio di garanzia del contraddittorio tra le parti.