Da Regione

Paralimpiadi e legacy: la montagna lombarda si apre all’inclusione

L'assessore regionale Lucchini racconta infrastrutture, progetti e cultura dell'accessibilità che i Giochi lasceranno al territorio

Paralimpiadi e legacy: la montagna lombarda si apre all’inclusione

Le Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, in programma dal 6 al 15 marzo, non lasceranno solo le storie degli atleti e le loro medaglie. Lasceranno anche un’eredità fatta di infrastrutture, cultura e opportunità per le persone con disabilità. Ne abbiamo parlato con Elena Lucchini, assessore di Regione Lombardia con delega a Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità.

«Prima di tutto lasciamo un messaggio culturale – esordisce Lucchini – Le gare trasmesse in mondovisione permettono a tutti di fare il tifo per i campioni paralimpici. Non esistono limiti, esiste il sacrificio, la dedizione, il coraggio. Sono stati fatti interventi importanti sia dal Governo sia da Regione Lombardia: per gli spettatori con disabilità sensoriale o motoria, ma anche dotazioni all’avanguardia per chi vorrà avvicinarsi allo sport come strumento di aggregazione e benessere».

Le opere finanziate grazie a Olimpiadi e Paralimpiadi

Sul fronte delle opere il lavoro è stato imponente. Lungo la linea ferroviaria Valtellina-Valchiavenna oltre 53 milioni di euro sono andati all’abbattimento delle barriere nelle stazioni, con nuovi sistemi di informazione sonora e visiva. Malpensa ha ricevuto 30 milioni per l’accessibilità. A Livigno è nato un parcheggio interrato da 500 posti con ascensori per tutti. La sfida più ambiziosa, però, resta rendere inclusiva la montagna. Il progetto SkiAbility, promosso da Regione Lombardia con Arge Alp e l’Università di Brescia, studia l’accessibilità di sette comprensori alpini per definire parametri replicabili. L’iniziativa Adaptive Win- ter Sport, con P&G e l’associazione Lo Spirito di Stella, mappa le strutture olimpiche affinché competenze e attrezzature restino al territorio. La «Montagna per Tutti» offre corsi di sci con monosci, dualski ed e-handbike in Valseriana e Val di Scalve. La Squadra G della Federazione Italiana Sport Invernali Paralimpici allena otto giovani atleti con disabilità tra Bergamasco e Valtellina: nel 2025 sono già saliti sul podio. Sul fronte digitale, Lombardia Facile e STAI 2 raccoglie l’accessibilità delle strutture ricettive, mentre «Parchi lombardi per tutti» mappa 22 aree protette con percorsi disponibili anche in audio.

Il progetto STAI 2

Su turismo e occupazione si con- centra STAI 2 – acronimo di Servizi per un Turismo Accessibile e Inclusivo – finanziato proprio dall’assessorato di Lucchini con il Fondo Unico per l’Inclusione. «Dopo la prima edi- zione nelle province di Bergamo e Brescia, realizzata in occasione di Bergamo Brescia Capitale della Cultura – spiega Lucchini – siamo ora alla seconda fase con 6 milioni di euro per Sondrio e Pavia. Due province apparentemente distanti ma con un denominatore comune: la complessità geografica e una tradizione termale condivisa».

Gli obiettivi

L’obiettivo è triplice: rendere le destinazioni accessibili tutto l’anno, favorire l’occupazione delle persone con disabilità nel turismo attraverso borse di studio e tirocini, e diffondere tra gli operatori una cultura dell’inclusività. «Ogni famiglia, anche quelle con un componente disabile, ha il diritto di vivere un’esperienza turistica dignitosa», sottolinea l’assessore. «L’inclusione lavorativa è emancipazione, è autodeterminazione. Lo conferma il bando regionale sull’inclusione socio-lavorativa rinnovato quest’anno, dopo aver finanziato 57 progetti con 10 milioni nella precedente edizione».

La terza priorità è quella culturale. «Il percorso è avviato con più forza rispetto a quindici anni fa – sottolinea Lucchini – Ma dobbiamo coinvolgere anche le famiglie che non vivono quotidianamente un tema di disabilità. Quella è la vera inclusione. Lo facciamo con eventi territoriali e con i parchi giochi inclusivi nei piccoli comuni: luoghi dove bambini con e senza disabilità condividono lo stesso spazio».

L’inclusione vera, quando non si parla di inclusione

L’obiettivo finale è che non si debba più parlare di inclusione perché diventata normalità: «Il percorso culturale è il punto di partenza. Sul fronte infrastrutturale i borghi storici e i territori montani sono più complessi da adeguare. Ma non dobbiamo nasconderci: bisogna affrontarlo giorno per giorno, per costruire una società più equa e aperta a tutti».