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Via libera alla riforma dei trasporti in Lombardia: la Regione esce dalle Agenzie TPL

La nuova legge regionale punta al coordinamento tra ferro e gomma, ma l'opposizione critica il disimpegno dalle agenzie di bacino e l'assenza di soluzioni ai problemi quotidiani del servizio

Via libera alla riforma dei trasporti in Lombardia: la Regione esce dalle Agenzie TPL

Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato la Proposta di Legge 113, che ridisegna l’assetto del trasporto pubblico locale. La riforma modifica la precedente legge 6, introducendo un nuovo sistema di governance che vede la Regione uscire dalle agenzie di bacino territoriali per assumere un ruolo di coordinamento più ampio sul sistema integrato ferro-gomma. Un cambiamento che divide nettamente maggioranza e opposizione sul futuro della mobilità regionale.

La riforma secondo la Giunta

L’assessore ai Trasporti Franco Lucente ha illustrato i punti cardine dell’intervento normativo, definendola “una delle leggi più importanti di Regione Lombardia che stiamo cercando di modificare in meglio”. Secondo l’assessore, l’obiettivo è preservare “quello che di buone è stato la legge 6”, introducendo però modifiche sostanziali.

“Con questa legge vogliamo dare un po’ di respiro alle agenzie del trasporto pubblico locale soprattutto su gomma e cerchiamo di dare alla Regione una maggiore forza rispetto a quel 10% che rappresentava nelle agenzie di TPL”, ha spiegato Lucente.

La novità principale riguarda la capacità della Regione di programmare l’intero sistema integrato.

“Oggi con la legge nuova daremo la possibilità a Regione di programmare il sistema di trasporto integrato tra ferro e gomma rispetto a prima che ci occupavamo soltanto del ferro”, ha dichiarato l’assessore. Daremo delle direttive e impartiremo delle indicazioni precise alle agenzie con anche delle sanzioni per quelle agenzie che non si adegueranno”. L’obiettivo finale, ha ribadito Lucente, è “migliorare il servizio pubblico locale e farlo funzionare al meglio e dare un servizio migliore ai cittadini lombardi”.

Sicurezza al centro per la maggioranza

La maggioranza ha posto l’accento sulla sicurezza come elemento centrale della riforma. Alessandro Corbetta, capogruppo della Lega, ha sottolineato un principio chiaro:

“I mezzi pubblici devono garantire efficienza, devono garantire puntualità, ma se non sono sicuri i cittadini per bene non li utilizzano e quindi li facciamo girare per niente o peggio facendo girare delle persone che non pagano il biglietto e che non dovrebbero neanche essere in questo paese”.

Le proposte della Lega, approvate da tutta la maggioranza, includono diversi interventi concreti, tra cui un tavolo permanente sulla sicurezza dei mezzi pubblici che dovrà gestire l’assessorato.

“Chiediamo inoltre un impegno formale alla giunta per inserire sui mezzi di Trenord gli operatori di FS Security che stanno funzionando bene per quanto riguarda già i mezzi di Ferrovie dello Stato” ha aggiunto Corbetta.

Tra le misure anche il rinnovo delle agevolazioni per l’utilizzo dei mezzi pubblici per la Polizia Locale e le Forze Armate e l’inserimento “del concetto di sicurezza come obiettivo fondamentale del servizio pubblico in Lombardia”.

Christian Garavaglia, capogruppo di Fratelli d’Italia, ha definito la riforma “un punto importante per questa legislatura perché cerca di rimettere ordine alla legge sui trasporti con un aspetto di governance in parte differente che cerca quindi di dare risposte organizzative al sistema di trasporti”. Il gruppo ha concentrato l’attenzione su tre priorità:

“Il primo è la sicurezza quindi parliamo di sicurezza per i viaggiatori, per coloro che usufruiscono dei trasporti. Il secondo tema è quello sicuramente di un sistema integrato ferro-gomma quindi di interoperabilità su cui abbiamo puntato l’attenzione. Ed infine tutti gli aspetti legati alla digitalizzazione, che pensiamo sia fondamentale per dare un contributo in tema di efficientamento”.

Le contestazioni del Partito Democratico

Il Partito Democratico ha articolato una critica ancora più dettagliata, individuando due ordini di problemi. Il primo riguarda l’inadeguatezza della riforma rispetto alle criticità esistenti. “È un PDL che non rimedia quelle che sono le criticità enormi del trasporto pubblico oggi in Regione Lombardia”, ha affermato il consigliere dem, Simone Negri, elencando le questioni ignorate:

“Non dice una parola sul servizio ferroviario regionale, non lavora sull’integrazione ferro gomma, non fornisce soluzioni sulla integrazione tariffaria, cioè un biglietto unico a livello regionale, non interviene su un tema poco conosciuto che è centrale che è quello del personale degli organici e il funzionamento delle agenzie di bacino del TPL. Queste ultime, rimangono sguarnite con pochissime persone e soprattutto che non hanno dei meccanismi di arruolamento del personale chiari”.

Il secondo ordine di critiche riguarda l’aggravamento della frammentazione territoriale. Il consigliere ha spiegato che “il pilastro della legge 6 erano le agenzie di bacino tendenzialmente una per provincia senza la presenza di una regia forte da parte della Regione con un’impostazione prettamente appunto su base provinciale”. La Regione, “che avrebbe dovuto fare da collante tra le varie agenzie quindi coordinare, creare coesione a livello regionale e lavorare appunto sull’integrazione, ha deciso di sfilarsi dismettendo quelle che sono le sue quote in seno alle diverse agenzie”.

Il timore principale riguarda gli aumenti tariffari:

“Quello che noi temiamo è che nei prossimi mesi ci possano essere aumenti tariffari quindi un aumento dei biglietti che verrà scaricato completamente su comuni e sulle province, con Regione che in realtà ne avrà la massima responsabilità, perché avrà creato le condizioni per arrivare lì, ma che negherà di aver avuto un ruolo”.

Sul tema delle direttive vincolanti, il consigliere dem ha smontato l’argomento della maggioranza:

“Loro hanno già la possibilità di emanare direttive vincolanti, basta che la Giunta regionale emani delle delibere e queste sono assolutamente vincolanti per le agenzie”.

Il vero problema, ha sostenuto, è strutturale: “L’introduzione di quote, di partecipazione della Regione all’interno delle agenzie di bacino serviva proprio per garantire quel minimo di coordinamento, quel minimo di dialogo che si è rivelato comunque insufficiente e che invece è uno dei problemi principali”.

Il consigliere ha quindi posto una questione politica fondamentale:

“Io provocatoriamente dico chi fa oggi la politica del trasporto pubblico lombardo? L’assessorato regionale o FNM Trenord? Io sospetto che siano più le seconde rispetto al primo”.

Le critiche del Movimento 5 Stelle

Anche Nicola Di Marco, Capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio ha espresso forti riserve sulla riforma, contestandone sia l’impianto generale sia l’assenza di soluzioni concrete ai problemi esistenti, definendo il provvedimento:

“l’inizio del disinvestimento di Regione Lombardia da alcuni ambiti fondamentali come quelli del trasporto pubblico locale dove si prevede l’uscita dalle Agenzie di Bacino”.

Secondo il capogruppo pentastellato, la legge non affronta le emergenze quotidiane:

“Non affronta le difficoltà che si vivono quotidianamente sulle banchine delle stazioni, perché non si interviene minimamente sulla governance di Trenord sui problemi di Trenord. Non vengono affrontati quelli che sono i problemi dei cambi appalti, quindi quello che riguarda la tutela dei lavoratori”.

Di Marco ha criticato anche l’arretratezza della visione regionale ed infine, ha lamentato la mancanza di priorità chiare:

“Questa legge non impone quello che dovrebbe essere un paletto ben chiaro, ovvero: che in Regione Lombardia investiamo quante più risorse possibili sulle infrastrutture di trasporto sostenibile al posto di continuare a sperperare risorse in autostrade inutili a pagamento che poi non vengono utilizzate, come mostrano quotidianamente i casi della TEM, della BREBEMI e che pensiamo sarà anche la Pedemontana”.