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Mantova torna ad essere un set

Ripartono le riprese del corto “Covidays” ambientato nella Mantova degli anni ’40

Protagonista una famiglia ebrea che si nasconde in una soffitta.

Ripartono le riprese del corto “Covidays” ambientato nella Mantova degli anni ’40
Spettacolo Mantova, 19 Marzo 2021 ore 11:51

I registi girano le scene ambientate nel 1943 in una soffitta di Mantova. Protagonista una famiglia ebrea che si nasconde in una soffitta.

Ripartono le riprese del corto “Covidays”

Torna in scena Covidays: fra il 12 e il 16 marzo 2021 i registi Mario D’Anna e Stefano Mangoni sono tornati a girare il docu-film che racconta la pandemia, dopo un periodo di stop imposto dall’emergenza.
Nonostante la zona rossa, le riprese sono potute continuare per cinque giorni nella soffitta di un palazzo storico cittadino, in Piazza Alberti. Con le precauzioni del caso, a partire dai tamponi a cui il cast e la troupe si sono sottoposti per poter lavorare insieme.

Un lavoro iniziato mesi fa

Altre scene sono state girate nei mesi scorsi nel territorio di Solferino. Fra agosto e settembre del 2020 poi, al Carlo Poma, D’Anna e Mangoni hanno intervistato oltre trenta persone fra professionisti di ASST e figure istituzionali. Queste interviste rientreranno nella parte documentaristica del progetto, L’onda, che ripercorrerà appunto l’esperienza sul campo di chi ha vissuto in prima il dramma del Covid.

“Per il corto, che abbiamo intitolato Manuel – spiega Mario d’Anna – resta la parte da ambientare in un reparto dell’ospedale, due giornate di riprese, quando la situazione lo renderà possibile. Anche se il cuore del cortometraggio, ambientato nel ’43, è stato completato. Entro l’estate speriamo di poter terminare e proiettare il docu-film nell’ambito di un evento cinematografico”.

Gli attori sono rimasti impegnati sul set per dieci ore al giorno in un’atmosfera, come racconta il regista, “surreale”:

“Eravamo immersi in un’altra epoca, lontana dall’epidemia, ma con un filo che la collega a quella attuale. Per altro, da metà corto in poi gli attori hanno indossato bavagli, fazzoletti per proteggersi in quanto la sceneggiatura lo richiedeva. Oggetti di fortuna che evocano le mascherine di oggi e che hanno anche permesso ai partecipanti di proteggersi ulteriormente”.

La trama

Protagonista del corto una famiglia ebrea che si nasconde, sfuggendo ai rastrellamenti. Mamma, papà e bambino. Il piccolo, l’emiliano 12enne Tommaso Lucchini, è un talento naturale. Mario d’Anna spiega che si è sentito da subito a proprio agio proiettato negli anni ‘40, anche perché qualche tempo fa ha recitato nella miniserie televisiva La guerra è finita, di Michele Soavi.

Gli altri interpreti, tutti professionisti, sono mantovani: Teresa Turola, Danny Bignotti, Luigi Castelli, Giorgio Cagliari, Alessandro Girelli.

“Dedichiamo questo lavoro a chi nel mondo dello spettacolo è costretto a restare fermo”, conclude il regista.
Il progetto ha il sostegno di vari partner – ASST, MySound, Strongvilla, Fondazione Comunità Mantovana, Domus Immobiliare – il patrocinio di Mantova Film Commission e la collaborazione di Ars Creazione e Spettacolo.

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